Una primavera calda in Nepal

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Il Nepal, da 10 anni turbato da un conflitto violento con i ribelli maoisti (terroristi dichiarati da diversi governi) nonche immerso in una crisi profonda politica sta per affrontare una primavera turbolente probabilmente mai ancora vista nel regno. Dopo 4 mesi di "cessate il fuoco" i maoisti hanno sospeso lo stesso e con vari attacchi (se ben di ordine minore per modo di dire) fatto presente la loro presenza militare e lo scorso 14 gennaio lanciato un attacco violento con ben 12 poliziotti vittime su alcune stazioni di polizia nella valle di Kathmandu, il centro politico ed economico del paese e del governo.

Un colpo grosso poco a dire. Le dimostrazioni dei 7 partiti della opposizione politica che nelle ultime elezioni politiche del 1999 hanno radunato oltre il 90% del elettorato hanno annunciato manifestazioni di massa per il 20 di gennaio. Temute dal governo per paura di infiltrazioni di maoisti violenti ha vietato in seguito dei attacchi dei maoisti nella valle di Kathmandu queste manifestazioni. I 7 partiti sono deciso di ignorare il divieto e di radunarsi il 20 di gennaio in massa a Kathmandu. Quanto il governo ha deciso di proclamare il "copri fuoco" dalle 10 di sera alle 4 di mattina e un divieto di raduno nei punti strategici nel paese e nella valle in seguito ai raid violenti del 14 gennaio. Gli scontri quasi certi per il 20 gennaio saranno seguito ben pochi giorni dopo dal 01 febbraio 2006, primo "anniversario" del "putsch reale" di re Gyanendra Bir Bikram Shah Dev. Giustificato allora con la promessa di cambi sostanziali nella situazione del paese e accolto inizialmente con sorpresa e e parziale condivisione, il governo del re ha in pratica bensi cambiato il paese, ma verso una divisione più forte nella società e una situazione di sicurezza e stabilità e democrazia interna del paese che sembra se mai, peggiorata. Il primo febbraio di fatto certo sarà giorno simbolico e usato anche politicamente dalla opposizione sia politica che dai ribelli per farsi voce. Segue giusto una settimana dopo l'evento più critico per il governo, le elezioni comunali per 58 comuni e città. Voluti dal presente governo reale per un "ritorno progressivo" alla democrazia. Il problema di queste elezioni consiste però nel fatto che queste elezioni, effettuate se mai solo in alcuni luoghi, sono boicottato dai maggior partiti politici o per motivi diversi, ma uniti nella battaglia contro il potere del re. Imperativo che i maoisti hanno dichiarato di fare tutto per impedire le elezioni. Infine il 13 febbraio il 10° anniversario della dichiarazione della "guerra popolare" da parte dei maoisti, purtroppo anche essa "tradizionalmente" occasione di presentarsi con forza. Questo evento probabilemte segue senza interuzzione le manifestazioni che affiancheranno le elezioni communali. Dopo la rivoluzione del 1989/90 la presente primavera promette un periodo sicuramente disturbato da manifestazioni anche violenti nel paese. Con un re deciso di seguire la sua "roadmap verso la democrazia" apparentemente poco popolare con anche il supporto della forza delle armi. I 7 partiti della coalizione di opposizione sono decisi a contrastarlo, anche se loro sono poco popolari per il loro passato corrotto quando al potere e perchè forse anche questi partiti non sono realmente ispirati loro stessi dalla democrazia intesa in Europa. Le iniziative dei partiti nel passato non godevano molto riscontro nella popolazione, ma con gli eventi in arrivo tutti che sono contro il re e il suo governo si stanno per "forza maggiore" riunendo uniti non dalla simpatia fra loro, ma per la necessità sentita di opporsi al regime centrale. Una opposizione che informalmente si compone dai ribelli, partiti, da parte della "società civile" (cosa sempre poi sia) e tutti coloro che vorrebbero vedere il re fuori dal potere in qualche modo. Ma se per questo, il re non è solo. L'esercito affianca fermamente il palazzo reale assieme ai comunque ancora numerosi fedeli alla corona. Avendo le forze d'ordine sotto controllo, il governo reale è fermo al potere ancora oggi. gente rurale e di semplice background delle pianure del terai e dalle colline pre-himalayane supporta spesso il re sia per ammirazione come "gran capo" o per il desiderio che una mano forte finisca il carnaio. Non hanno visto sviluppo e spesso ricordano che sotto re Birendra e il Panchayat c'era una pace nel paese, che pure era attraente anche a molti visitatori: monti spettacolari con popolazioni ai piedi di essi felici e spiritualmente contenta anche se afflitto di povertà. Sono loro e parti della élite conservativa che non desidera perdere privilegi che fanno il bacino dei supportatori del re. Da tempo re Gyanendra visita i distretti remoti dalla capitale, sembra quasi in un tour di promozione elettorale. Incessantemente dichiara di voler riportare al paese la democrazia vera con la sua "Road map" durante le visite che sono dimostrazione che lui va ovunque e quando li pare nel suo regno. La strategia pubblicitaria è infatti interessante, la televisione nazionale fa vedere giornalmente il re chiacchierando e sopratutto ascoltando alla gente comune. I maoisti non hanno le capacità di impedire al re di muoversi, ma solo per un apparato di sicurezza enorme attorno lui. La società nepalese è più che mai divisa fra pensiero tradizionale che ha spazio anche per la monarchia e quella che detesta una monarchia attiva o preferisce in tutto una società basato sui principi di una repubblica. Entrambi i schieramenti sono fermi sull'obiettivo di giungere al potere o di mantenerlo in una "monarchia attiva", una soluzione a base di confronto verbale e discussione sembra più lontana che mai. Gli interessi diversi dei paesi limitrofi come India, USA, Gran Bretagna (che si sente a casa sul subcontinente) nonché la Cina e il Pakistan, gli estremisti musulmani che usano la frontiera "aperta" fra Nepal e India per attività loro, aggiungono ulteriormente al caso prevalente nel regno. Tutti contro tutti? Forse si. Un paragone al "Jana Andolan" (movimento popolare) del 1990 non sarebbe adeguato. Allora una unione fra studenti progressivi e vogliosi di libertà e la opposizione politica hanno portato al cambio politico anche perché il allora re Birendra non era infine molto contrario a lasciare il potere assoluto. Oggi, nel 2005, alla soglia dei primi 10 anni conflitto armato, sia esso definito guerra civile o altro, la primavera del 2006 potrebbe verificarsi cruciale nella storia del Nepal. Insomma, una primavera calda in tutti sensi per il paese, e non solo il turismo ne sentirà l'effetto.