Castello di Graines

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Castello di Graines
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Castello di Graines ©2010 Fabio Bertuzzo

Il contesto paesaggistico

Il castello di Graines, domina Brusson dall'alto dell'unico promontorio roccioso, che sembra essere stato creato appositamente per il suo alloggiamento.

Il pregio di questo castello, costituito da un impianto architettonico molto semplice, risiede nella splendida cornice paesaggistica venutasi a creare con la sua costruzione. In effetti, in prossimità del luogo in cui sorge, la valle si fa più dolce e vi si ammirano pascoli e boschi ricchi di vegetazione. La presenza in questo scenario naturale di uno sperone roccioso (sormontato dall'antico castello), conferisce all'insieme un aspetto inusuale. Inoltre, è piacevole ammirare il contrasto tra le asperità del castello e la dolcezza del paesaggio, il quale rende più mite la costruzione bellica.

La posizione strategica

Il castello, situato sull'orlo di un precipizio, godeva di una posizione ideale dal punto di vista difensivo. Inoltre, attraverso la torre di Bonot ([[Challand-Saint-Victor]]), poteva comunicare con il castello di Villa (Challand-Saint-Victor) e con il fondo valle. E' bene ricordare infatti, che tutti i castelli erano situati in modo da comunicare visivamente tra loro mediante specchi o bandiere, oppure con fuochi o suoni. Quando due fortezze non erano visibili direttamente, si costruivano delle torri intermedie per completare la rete di comunicazione.
In ogni caso il castello di Graines venne costruito essenzialmente per svolgere una funzione di controllo sul ricco feudo circostante e fu coinvolto in operazioni militari solo in occasione di dispute a livello familiare. Ne è un esempio il conflitto, avvenuto nella metà del XV secolo, tra Catherine de Challant e Pierre d'Introd contro il duca di Savoia. Proprio quell'occasione richiese la creazione di fortificazioni aggiuntive.

Le origini del castello e del feudo

Il feudo di Graines, che è uno dei più antichi, comprendeva originariamente: Ayas, Brusson, un terzo del territorio di Challant e due terzi di Gressoney. La sua nascita risale al VI secolo e più precisamente al 515, anno in cui Sigismondo (re dei burgundi), per commemorare i martiri della legione Tebea, fondò l'abbazia di Saint-Maurice d'Agaune nel Vallese. Inoltre, per garantire ai monaci una rendita costante, donò loro diversi possedimenti tra cui il feudo di Graines. Quest'ultimo era vasto, popolato, possedeva delle terre molto fertili e permetteva di trarre molta ricchezza dallo sfruttamento delle sue miniere.
I mauriziani, per controllare i loro possedimenti, fecero costruire il castello, che potrebbe risalire alla fine del XI secolo. Tuttavia, il primo documento in cui viene citato è l'omaggio feudale del 1263. In quell'anno i monaci cedettero i diritti del feudo agli Challant con una serie di investiture che durarono fino al 1727. I motivi di tale decisione vanno ricercati nei nuovi equilibri politici instauratisi in Valle d'Aosta, ma anche nella difficoltà di gestire il feudo a causa della lontananza. Con il decadere dell'investitura, a partire dal 1727, il castello venne abbandonato e col passare del tempo si ridusse allo stato di rudere.
Fortunatamente, nei primi anni del '900, il D'Andrade, avvalendosi di alcuni collaboratori fra cui il Giacosa, ne impedì la completa rovina.

Descrizione architettonica

Il restauro del D'Andrade ha fatto sì che ancora oggi siano rimasti in piedi gli edifici principali del complesso. Grazie al suo intervento è possibile identificare ancora oggi l'originaria tipologia costruttiva. Questa chiarezza compositiva è resa possibile anche dal fatto che il castello non ha subito nel tempo alcun rimaneggiamento che ne abbia stravolto la primitiva tipologia.
Il castello appartiene alla classica categoria del castello-recinto, costituita da un corpo centrale protetto da una cinta muraria. Nel caso di Graines le mura si interrompono in corrispondenza del precipizio ed al loro interno, sulla roccia, svetta la possente torre quadrata (donjon). La torre misura circa 6 metri di lato ed ha una forte scarpa, aggiunta probabilmente in un secondo tempo, a protezione dalle mine. Un tempo, per attaccare le torri, era in uso un metodo conosciuto con il nome di "mina": questo sistema, molto diverso da quelli odierni che ne hanno mantenuto il nome, otteneva un risultato simile, cioè un crollo immediato della costruzione. Coloro che sferravano l'attacco scavavano sotto le mura che venivano puntellate con pali di legno; quando lo scavo era sufficientemente profondo, si dava fuoco ai pali, che bruciando provocavano un completo crollo della struttura.
Il donjon presenta, appena al di sotto della copertura, due grandi aperture quadrate per ciascuna facciata. Esse costituiscono una merlatura coperta da un tetto con struttura in legno e manto in lose di pietra.
L'unico accesso è situato sul lato ovest ad alcuni metri d'altezza ed è sormontato da un'architrave con arco cieco. Internamente, la torre era distribuita su almeno tre piani divisi da solai in legno che poggiavano direttamente sulla muratura perimetrale, che si restringeva ai piani più alti.
In un secondo tempo, alla torre fu annesso un corpo di fabbrica rettangolare a scopo residenziale. L'ingresso (a ballatoio) era posto a pochi metri dal terreno ed era raggiungibile mediante una scalinata in pietra. Da lì probabilmente c'era una scala per accedere alla torre. Nel terreno è stata ricavata una cisterna con volta a botte. Nelle immediate vicinanze, verso sud, è situata la cappella, di cui oggi è rimasta la struttura perimetrale senza la copertura principale. L'edificio religioso è sicuramente il più antico del complesso fortificato; di impianto tipicamente romanico, era già menzionato nel 1100. La chiesa si presenta ad un'unica navata di circa 8 metri con abside semicircolare, coperto da un tetto in legno con manto di copertura in lose di pietra. Sulla facciata principale, l'ingresso è sormontato da un arco a tutto sesto e da una sovrastante apertura tonda. Sulla sua sommità poggia un piacevole campaniletto che "ingentilisce" l'antica costruzione in muratura di pietra. Il tetto principale doveva essere a capanna con struttura in legno e manto il lose di pietra. La chiesa era illuminata da 5 finestre monofore, di cui tre nell'abside e due sul lato sud. L'abside è decorato esternamente con archetti ciechi e lesene. In corrispondenza dell'ingresso, a causa della conformazione del terreno, vi è solo un ridottissimo pianoro.
L'ingresso all'intera struttura fortificata è posto sul lato ovest ed è preceduto da un avancorpo costruito in un secondo tempo a scopo difensivo. Sempre a ponente, addossati al muro perimetrale, dovevano esserci altri edifici, di cui oggi rimangono solo pochi resti. Pertanto non è possibile dedurne la destinazione. Nel muro di cinta è possibile identificare delle sopraelevazioni tutte dotate del cammino di ronda e terminanti con merlatura guelfa.

Autore

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    15/05/2016
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