Castello di Issogne

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Castello di Issogne ©2013 Massimo Martini

Introduzione

Quando il pittore torinese Vittorio Avondo era intento a dirigere i lavori del restauro del castello di Issogne gli abitanti del paese presero a chiamarlo simpaticamente "il castello dei sogni", giocando con l'assonanza e centrando in pieno il bersaglio; da quei giorni sono trascorsi ormai un centinaio d'anni ma il castello di Issogne rimane a tutt'oggi un mondo a se stante, e varcarne il portone ci porta con la mente a viaggiare indietro nel tempo, rivivendo i giorni di Giorgio di Challant in cui il castello veniva trasformato da angusta struttura difensiva in una corte ricca e raffinata.

Il castello di Issogne si mostra in prima battuta come un anonimo palazzo cittadino di tipo rinascimentale, ed in effetti l'esterno appare sobrio spoglio, con le torri e le mura nude e segnate solo da qualche finestra a croce e dal finto bugnato dipinto sugli angoli.
La vera sorpresa è invece l'interno, caratterizzato dalla corte e dal giardino, abbracciati dai tre corpi di fabbrica disposti a ferro di cavallo e circondati dai porticati e dalle logge che vivacizzano la disposizione degli ambienti nella struttura del palazzo. Nel piccolo ed elegante cortile, a cui si accede attraversando un porticato arricchito da affreschi con scene della vita quotidiana rinascimentale ovvero le rappresentazioni delle botteghe artigiane, troviamo la celebre fontana con il melograno in ferro battuto. Le sale interne sono decorate con gusto e denunciano lo spirito colto del mecenate che volle il castello come lo vediamo oggi, realizzando al contempo una dimora raffinata ed una imperitura testimonianza della grandezza della famiglia di Challant.
Visitiamo insieme, piano per piano, gli ambienti di questa dimora signorile, scopriamone le curiosità e ammiriamone la bellezza!

Cenni storici

Le prime notizie relative alla fortificazione del luogo in cui sorge il castello di Issogne risalgono all'anno 1151, quando una bolla di papa Eugenio III documenta la presenza di un dominio del vescovo di Aosta in Issogne. In realtà sullo stesso sito già dal I secolo a.C. era esistito un edificio romano, di cui si conservano i muri perimetrali di alcuni vani nel sottosuolo delle cantine dell'attuale castello.
Nel 1255 la casaforte di Issogne è ancora sotto il controllo ecclesiastico, ed infatti in quest'anno l'allora vescovo di Aosta, Pierre di Pra, concede un regolamento di giustizia per la regolamentazione dei suoi rapporti con la comunità e della convivenza tra gli abitanti dei territori del suo dominio. Ma questo non è sufficiente per garantire che la pace regni nei domini del vescovo, ed infatti tra il 1280 e il 1350 circa un aspro conflitto contrappone al vescovo i signori di Verrès, fino all'evento clou dell'incendio appiccato ala casaforte, che comporterà gravi danni alla struttura. Come risultato di tutto ciò il vescovo di Aosta nel 1379 infeuda della giurisdizione di Issogne Ibleto di Challant, che era signore di Verrès per aver acquisito i territorio degli omonimi signori.
Ibleto tra la fine del XIV e l'inizio del XV secolo inizia la costruzione di una casaforte in luogo della casaforte vescovile, dando vita ad una struttura complessa di torri e corpi di fabbrica di forme e dimensioni differenti, il tutto racchiuso da una cinta muraria; pare che il complesso, più che un castello fosse una elegante dimora improntata ai dettami del gotico cortese -o internazionale- che si sviluppò proprio tra la metà del '300 e la metà del '400.
Ibleto muore nel 1409 e nel 1424 il figlio François di Challant, del ramo di Ville-Challand e Montjovet e signore di Issogne, ottiene dal duca di Savoia il titolo di primo conte di Issogne. Alla sua morte, nel 1442, avendo egli solo tre figlie femmine si genera una lotta per la successione che si conclude nel 1456 con la vittoria di Jacques del ramo di Aymavilles, che diviene così il secondo conte di Issogne (ricordiamo en passant che non era ammessa la successione ereditaria per linea femminile).
Verso il 1480, sotto il dominio di Louis di Challant, figlio di Jacques, iniziano i lavori di sistemazione del castello, e tra i graffiti del castello troviamo la testimonianza dei lavori in atto in una cantina (1489 Jan Devalupe / a fait la cave de ce / chateaus pour / 20 florin ).
Nel 1487 muore Louis di Challant lasciando i due giovani figli Philibert e Charles, di cui sono nominati tutori il priore Giorgio di Challant-Varey -cugino di Louis- e della vedova Marguerite de la Chambre. In questo periodo i lavori al castello procedono con grande fervore, tanto che l'anno 1494, secondo le notizie riportate dai Computa Priorati Sancti Ursi, è quello in cui i lavori svolti al castello di Issogne raggiungono il loro massimo sviluppo; quando Giorgio di Challant muore, nel 1509, i lavori sono ormai terminati e il signore del castello è Philibert, che lo abita insieme alla moglie Louise d'Aarberg e al figlio René. È proprio sotto il dominio di René di Challant, che nel 1528 prenderà in sposa Manzia di Braganza, che il castello assume definitivamente l'aspetto di una corte ricca e raffinata, con tutti gli arredi, le suppellettili e le stoffe preziose descritte nell'inventario redatto nel 1565 dopo la morte di René.
Nello stesso anno 1565 i nobili Madruzzo, della famiglia dei prìncipi e dei vescovi di Trento, subentrano a René di Challant in virtù del matrimonio tra Giovanni Federico di Madruzzo e Isabella di Challant, figlia di René. Questo fatto scatena le ire dei cugini maschi di Isabelle, che si oppongono alla inusitata successione per linea femminile e danno luogo ad un contenzioso che avrà termine solo nel 1696. Nel contempo la discendenza Madruzzo si esaurisce nel 1658 con la morte di Carlo Emanuele vescovo di Trento e l'eredità, contesa da più parti, spetta infine ad Henry de Lenoncourt; ed anche la dinastia di Lenoncourt termina a breve, nel 1693, con la morte di Charles-Joseph-Louis, e i possessi legati al titolo di conte di Issogne passano alla sorella Cristina Maurizia del Carretto di Balestrina.
Ma come abbiamo accennato poc'anzi, il 1696 vede finalmente la fine del processo, durato 131 anni, che ha contrapposto i discendenti dei Madruzzo e dei cugini di Isabella di Challant: il contenzioso è vinto da questi ultimi, per cui i del Carretto di Balestrina devono restituire l'eredità del conte René ai baroni di Challant-Châtillon.
Un secolo più tardi, nel 1796, muore François Maurice, l'ultimo conte di Challant, e poiché il figlioletto Jules-Hyacinthe morirà nel 1802 in tenera età, la discendenza si esaurisce ed inizia un periodo di decadenza, segnato innanzitutto da una Guardia Nazionale che nel 1800 sottrae arredi e suppellettili.
Dal 1841, con la morte di Gabriella di Canalis di Cumiana, vedova di François Maurice di Challant, il castello passa al suo secondo marito, il conte Amédée-Louis Passerin d'Entrèves.
Nel 1862 il castello di Issogne, ormai privo dei diritti signorili, viene acquistato, insieme a quello di Verrès, da Alexandre Gaspard di Châtillon, che aliena una parte degli arredi originari e cede il castello, nel 1869, al barone Marius de Vautheleret, ingegnere francese impegnato nello studio del collegamento ferroviario tra Aosta ed Ivrea; ma questi fallisce e nel 1872 il castello è messo all'asta ed acquistato dal pittore torinese Vittorio Avondo, che si impegna nel restauro architettonico del castello e nel riallestimento degli interni con arredi originari o con copie appositamente commissionate.
Nel 1907 Avondo, riservandosene l'usufrutto, dona il castello di Issogne allo stato italiano, che ne diviene proprietario a tutti gli effetti alla morte di Avondo, il 9 dicembre del 1910.
Nel 1935 il ministro dell'Istruzione Nazionale Cesare Maria De Vecchi promuove degli interventi di restauro che comportano pesanti ridipinture degli affreschi degli oratori e della cappella. Nel 1948, a seguito dell'approvazione dello statuto speciale della Regione Valle d'Aosta, il castello di Issogne diviene proprietà regionale. Nel biennio 1996-1998 gli interni del castello vengono riallestiti secondo l'assetto voluto da Vittorio Avondo, ricostruito in base a foto d'epoca e agli inventari redatti nel 1907 e nel 1911; vengono anche attuati interventi di restauro e manutenzione di arredi e di suppellettili, e di alcuni elementi architettonici, e insieme vengono studiati impianti tecnici rispondenti alle vigenti normative di sicurezza, nonché un impianto di illuminazione volto alla valorizzazione degli ambienti. Nel contempo viene dato il via al complesso rilievo geometrico dell'albero della fontana: attualmente nella corte è ancora presente la fontana originaria, che però dovrà essere sostituito da una copia per consentirne il restauro. Non è ancora chiaro se, una volta terminato l'intervento di restauro, l'albero originale sarà conservato in museo ad Aosta o se sarà riportato ad Issogne.

Il castello piano per piano

Piano terreno

Il bel portone in pietra [1] con il profilo a chiglia e lo stemma della famiglia Challant costituiva, in origine, l'ingresso principale al castello; tuttavia essendo aperto nella torre orientale del complesso, si affaccia sulla piazza del paese di Issogne e motivi pratici hanno consigliato di disporre l'ingresso ai visitatori sul lato ovest, come è ampiamente indicato in loco.
Dall'ingresso primitivo si aveva accesso diretto al portico [2] che si apre sul cortile [A] e sul giardino [B] e che distribuisce agli ambienti della sala da pranzo, della cucina e ad un disimpegno che conduce alle altre ali del complesso. Il portico è coperto con volte a crociera e l'incrocio dei costoloni è segnato dallo stemma degli Challant; sulle pareti del porticato possiamo ammirare gli affreschi che rappresentano un corpo di guardia e, particolarmente interessanti, le sette lunette che rappresentano le botteghe artigiane. A metà circa della lunghezza del porticato si apre la porta che conduce alla cosiddetta sala da pranzo [3], la quale comunica direttamente con la cucina [4] tramite un passapiatti aperto nella parete sotto la cappa del camino. Il grande ambiente della cucina è diviso in due da una doppia arcata ed è caratterizzato dalla presenza di tre grandi camini. Entrambi gli ambienti, sala da pranzo e cucina, sono coperti con volte che poggiano su un fitto intreccio di costoloni in pietra a vista, i quali si dipartono da peducci a forma d'angelo.
Dalla cucina si accede direttamente alla scala di servizio [5] e da qui, tramite un disimpegno, ai locali destinati a dispensa [6] e alla scala principale [7] accessibile anche dalla corte: si tratta di una scala a chiocciola in pietra, tipologia caratteristica dell'architettura francese ma tradizionalmente presente anche in Valle d'Aosta, che costituisce un capolavoro di maestria tecnica ed uno splendido esempio di design. In sostanza, i gradini in pietra da taglio che formano la scala hanno la sagoma, come i gradini di una qualsiasi scala a chiocciola, di un settore di corona circolare, con lo spessore equivalente all'altezza del gradino, ma nella loro parte più sottile sono conclusi con un elemento cilindrico; la sovrapposizione dei gradini comporta l'allineamento in verticale di questi elementi cilindrici, come se fossero dei piccoli rocchi. In questo modo si forma la colonna centrale di sostegno, mentre i gradini si aprono a ventaglio per dare vita alla scala, sovrapponendosi tra loro ed incastrandosi nella muratura d'ambito per migliorare la stabilità della struttura. A completare il suggestivo effetto della scala contribuisce il soffitto della rampa continua, costituito direttamente dall'intradosso dei gradini del giro superiore; e così la scala è formata da un unico nastro, che si dipana attorno alla colonna centrale, formato dal susseguirsi nello spazio di un unico elemento semplice, il gradino.
Adiacenti alla scala principale troviamo la sala d'onore del castello [8] conosciuta anche come sala di giustizia o Salle Basse e due camere: la prima, detta Chambre des cuisiniers, era destinata agli addetti alla cucina [9], e la seconda, il Cabinet de l'Apothicaire, era la camera dello speziale [10].
Si accede alla sala di giustizia tramite una bussola in legno di pregevole fattura; troveremo in altri locali la presenza di bussole in legno, utilizzate per creare una sorta di anticamera in quegli ambienti che si aprono su spazi più freddi e per ridurre così le dispersioni di calore. L'ambiente della salle basse, a pianta rettangolare, è decorato con stalli in legno intagliato -i cui originali si trovano nel Museo di Torino- nella parte inferiore delle pareti, mentre la parte soprastante è dipinta a stoffe e a vignette inquadrate da colonne, con la rappresentazione di vedute di caccia, di scene di vita cortese e di paesaggi nordici. Sulla parete opposta a quella da cui si accede alla sala si trova un grande camino in pietra la cui cappa è decorata con lo stemma della famiglia Challant affiancato da due grifi, mentre sulla parete a sinistra, quella che dà sulla corte, tra le due finestre troviamo affrescato il Giudizio di Paride. Il soffitto è realizzato in legno con travi e travetti lasciati a vista e dipinti; le imposte e gli scuri delle finestre hanno i pannelli intagliati a pergamene e intrecci, come si ritrova nella gran parte delle finestre del castello.
Alla sinistra del grande camino si apre una porta che conduce in una camera che l'inventario del 1565, redatto dopo la morte di René di Challant, indicava come Petit Poële [11] e da questa si passa nella camera dei Pellegrini - Cabinet des coquilles [12] e nel Petit Cabinet près de celui des coquilles [13].
Tornando nel cortile [A], è possibile accedere ad un ala del complesso che contiene la prigione [14] che nell'inventario del 1565 era identificata come Cuisine de la Buanderie, e ad altri locali di servizio: buraterie prés du four [15], membre au-dessus du cellier [16], charnier [17] e cabinet de l'argenterie [18], tutti coperti con volte a botte.
Adiacente all'ingresso a questo corpo si apre la scala, coperta con volta rampante a botte, che conduce ai sotterranei del castello [19], in cui si trovano le cantine. Per curiosità ricordiamo che l'inventario del 1565 riportava i locali del sotterraneo denominandoli nell'ordine: première cave; petit cave à la suite de la précedente; troisième cave et membre ou l'on tient le fromage; cave du coté du four, prè du verger du soleil couchant; cellier à gauche.
Sul giardino [B] invece si affaccia la foresteria, in origine destinata agli uomini d'arme, divisa in due ambienti di cui il maggiore coperto con volte a crociera: si tratta della salle du jardin [20] e della chambre du jardin [21]. Entrambi gli ambienti sono dotati di camino e hanno accesso anche dall'esterno del castello.
Il cortile [A], che ospita la celeberrima fontana del melograno, è uno spazio sorprendentemente sereno: l'andamento orizzontale delle cornici marcapiano, unitamente al ritmo dato dalla ripetizione degli archi ribassati nelle logge, crea un'atmosfera avvolgente e suggestiva completata dal suono dell'acqua che zampilla dalla fontana.
Il pozzo, simbolicamente ottagonale, è in pietra ed è decorato con gli stemmi della famiglia Challant. Dal pozzo sorge un albero di melograno, realizzato in ferro battuto nel XV secolo, dai cui rami sgorga l'acqua, secondo una precisa simbologia che affianca le valenze vitali e purificatrici dell'acqua e del pozzo ottagonale -chiaro richiamo ai fonti battesimali della tradizione cristiana- al concetto di fertilità insito nella conformazione stessa del frutto del melograno, il tutto inserito in un più ampio progetto di autocelebrazione della famiglia Challant, la cui genealogia è, non a caso, riportata nel Miroir pour les enfants de Challant, che decora le facciate interne del castello.
Il tronco e i rami del melograno sono scalpellati ad imitare la corteccia, le foglie sono segnate dalle nervature, i melograni sono realizzati in due metà separate; l'albero era in origine dipinto ad olio secondo la colorazione naturale, e tracce di colore permangono a tutt'oggi. L'albero presente nella corte è a tutt'oggi l'originale, che però necessita di un intervento conservativo. Il rilievo della struttura dell'albero è già stato terminati, per cui presto il melograno verrà sostituito da una copia e sottoposto agli interventi necessari.
Il cortile è quasi interamente lastricato, mentre l'adiacente giardino [B] è organizzato secondo i dettami formali del giardino all'italiana, con gli ovvi limiti imposti dalle relativamente ridotte dimensioni dello spazio disponibile.

* Primo piano
* Secondo piano

Un libro a forma di castello

* Gli affreschi
* La storia e la celebrazione degli Challant
* I graffiti

 

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