Parco della Burcina
Comments (0)
Sign in to leave a comment
Sortir de l'autoroute Turin-Milan à Carisio (si vous venez de Milan) ou à Santhià (si vous venez de Turin) et continuer sur la route nationale jusqu'à Biella ; à Biella, il y a des panneaux bruns partout qui indiquent le parcours ; cependant, une fois sur le Corso San Maurizio, prendre le périphérique ouest en direction de Pollone, et à Pollone se garer sur le grand espace près du parc (le stationnement est payant ; il y a aussi un secteur dédié aux camping-cars).
La sortie de l'autoroute Turin-Milan se fait sur la route nationale jusqu'à Biella.
Le Brich Burcina est le point culminant d'une colline à l'est de Pollone, achetée et aménagée en parc au milieu des années 1800 par le propriétaire Giovanni Piacenza, descendant des fondateurs de la filature de laine du même nom (fondée en 1733), fabricant de cachemire, conformément au goût des jardins paysagers de l'époque.
Au début, on créa les chemins, les allées, l'étang ; son fils Felice poursuivit l'œuvre en construisant d'autres chemins et allées, créa le bassin des rhododendrons, inséra des arbres de toutes les espèces, surtout exotiques, avec un regard plus esthétique que botanique. La colline appartient à la municipalité de Biella depuis 1935 et est un parc régional depuis 1980. Lors de travaux, en mars 1959, plusieurs découvertes archéologiques ont été faites sur le sommet, notamment des haches, des broches, des outils en fer et une belle cruche en bronze, actuellement exposée au Museo del Territorio de Biella. Après ces découvertes, des investigations ont été menées et ont permis de mettre au jour plusieurs restes de poterie, ce qui nous a permis d'émettre l'hypothèse que le sommet de la colline a été habité pendant plusieurs siècles par un peuple qui se consacrait à l'élevage des moutons, à la chasse et aux activités agricoles, et que la poterie était vraisemblablement produite localement. Une autre provenance est celle de la cruche étrusque, à l'embouchure trilobée et au bec très relevé, datant des Ve-IVe siècles avant J.-C. ; provenant de Vulci, produit commercial très répandu à l'âge du fer, elle était très convoitée par l'aristocratie celtique et faisait souvent partie des biens funéraires ; celle de Biella, précisément en raison de la préciosité de son exécution, a dû appartenir à un chef de haut rang. Dans d'autres régions du Piedmont, des céramiques du même type et de la même époque ont été trouvées dans des sites présentant les mêmes caractéristiques (surélevés par rapport au territoire environnant et facilement défendables), tous datant de la période de colonisation et d'expansion celtique.
.Entrati nel parco (570m), percorrere l'ampio viale che porta alla prima casina, di fronte al laghetto; è abitato da pesci rossi, e intorno ha camelie e azalee. La strada compie un'ampia curva a sinistra e subito sopra, a destra, c'è la sede del Parco nella Cascina Emilia, ristrutturata, centro di accoglienza anche per le visite scolastiche. I sentieri sono molteplici; consiglio di trascurare la scorciatoia e continuare per la strada, che sale con moderata pendenza, inghiaiata, fino ad una curva a destra, dove c'è una pianta di cipresso calvo, dalle radici con strane forme; tutti gli alberi hanno targa con nome comune, famiglia, specie, provenienza. Proseguiamo e sopra di noi, a sinistra, in un'altra cascina risistemata di recente, c'è un bar; più avanti, a destra, i servizi del parco. A sinistra un ampio sentiero porta ad un bel bosco di faggi; lo percorreremo in discesa. Continuiamo quasi in piano fino ad una deviazione: di fronte a noi, un altro bosco di splendidi faggi, a sinistra, un enorme esemplare, a destra, dopo un ampio spazio panoramico, incomincia il viale dell'albero dei tulipani che ha a sinistra, un'infilata di splendide azalee, e a destra la conca dei rododendri, che negli anni in cui non piove sulle fioriture, offre uno spettacolo incomparabile. Percorrere tutto il viale affacciandosi al balconcino: sotto di voi a fine maggio, primi giugno, un lago di colori in tutti i toni dal bianco al rosa pallido al rosso violaceo, e più in là Biella e il Biellese, fino alla Serra e alla pianura vercellese. In fondo a questo viale sono state piantate di recente delle querce da sughero. Proseguire fino a raggiungere i cancelli dell'altro ingresso al Parco, chiamato I Galinitt. La strada fa un'ampia curva a sinistra e sale. Dopo circa una cinquantina di metri, quando torna pianeggiante, a destra si stacca un piccolo sentiero che sale zigzagando: potete seguirlo tranquillamente e godervi gli scorci sottostanti mano a mano che sale. Passa a poca distanza da una cascina tuttora abitata da agricoltori, e si innesta dietro di essa su di un sentiero più ampio, proveniente da sinistra; seguitelo per una cinquantina di metri, per poi abbandonarlo per un altro sentiero abbastanza marcato che sale alla vostra sinistra sempre zigzagando. Continuate per questo sentiero in salita, tralasciando le deviazioni o percorrendole verso destra solo il tempo necessario per ritrovare il sentiero che sale. Arriverete in breve alla strada, che fa un ampio giro, ad una curva. A questo punto attraversate la strada e scendete leggermente su di un altro sentiero ampio, che attraversa il versante sud est del parco passando in mezzo all'altra conca di rododendri. Percorretelo fino in fondo, c'è anche un tronco-panchina per una bella sosta; il panorama sul Biellese qui è appassionante. Arrivati in fondo, prendere il ripido sentiero a sinistra e in breve raggiungete la sommità della collina. E' tutta coperta da betulle, con un ampio percorso che gira intorno, e diverse panche; all'estremo limite nord est si può vedere il luogo del ritrovamento dei reperti archeologici. Dalla sommità lo sguardo spazia sulle Alpi Biellesi, il Cucco, la conca di Oropa con Tovo, Camino e Mucrone, fino al Mombarone ad Ovest. A Nord la Torre Martini (835m). Discesa: consiglio di scendere per la strada, che incomincia nei pressi della Torre Martini. Ad ampi tornanti, passando davanti a cascine tuttora abitate da agricoltori (non è raro vedere bovini al pascolo), nei pressi della trattoria, che è situata a poca distanza dalla prima cascina che si incontra a destra scendendo, si arriva dopo una curva a sinistra ad un bel prato che si affaccia sul paese di Pollone e sulle montagne. Scendiamo ancora, e dopo un centinaio di metri a sinistra, troviamo l'albero dei fazzoletti, una pianta orientale che in primavera sembra abbia tanti fazzoletti bianchi appesi sotto le foglie, e che è bellissima anche d'autunno. Qui ogni stagione ha i suoi colori, si incomincia ai primi di marzo con un tappeto di narcisi gialli a trombetta, per finire con l'incendio autunnale di aceri, faggi e ciliegi. Scendendo ancora troviamo le sequoie, e il bellissimo bosco di faggi. La strada incrocia a sinistra la prosecuzione di quella che arriva dai Galinitt; noi andiamo ancora a destra, fino a trovare a metà del traverso sottostante, a destra, una deviazione che ci fa entrare in un altro bosco di faggi, e che sbucherà in prossimità della casina che ospita i servizi: subito dopo, in discesa, a sinistra, un'altra scorciatoia a gradoni conduce alla strada che abbiam percorso in salita, che attraversiamo per infilarci nell'ultima scorciatoia che arriva nei pressi dell'ingresso. Fare tutto il giro con calma richiede un paio d'ore. All'ingresso ci sono tabelloni esplicativi dove sono segnati anche altri sentieri: questo mio giro circolare è un suggerimento per non fare lo stesso percorso all'andata e al ritorno, e per farsi un'idea completa del parco. Per informazioni ulteriori sulle fioriture, vedere il sito dell'ATL Biella ed eventualmente telefonare all'ente Parco per informazioni più precise, perché i tempi possono anche variare a seconda dell'andamento meteorologico, anticipando o ritardando. La visita al parco, che anche se fatta con molta calma, non prende più di mezza giornata, può essere abbinata ad una passeggiata tra i narcisi della conca di Oropa: gli alpeggi della Muanda.
Sign in to leave a comment
Comments (0)
Sign in to leave a comment