Parco d'Abruzzo, Lazio e Molise
Accesso
Il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise è raggiungibile attraverso due direttrici autostradali principali. Dal versante abruzzese, l'accesso principale avviene tramite l'autostrada Roma–Pescara, con le uscite di Aielli-Celano o Pescina, da cui si prosegue sulla strada statale Marsicana verso Bisegna, Pescasseroli, Opi, Villetta Barrea, Barrea e Alfedena. La strada statale costituisce la dorsale viaria principale del parco, attraversandolo da nord verso sud-est. Un accesso secondario da est proviene dall'uscita autostradale di Cocullo () attraverso la strada statale Sannite, che collega la valle del Sagittario con Scanno e il Passo Godi.
Dal versante laziale e campano, si percorre l'autostrada Milano–Napoli fino all'uscita di Ferentino, proseguendo poi per Sora e il valico di Forca d'Acero lungo la strada statale omonima, che immette nel cuore del settore laziale del parco nella valle di Comino. Chi proviene da Napoli segue invece l'autostrada fino all'uscita di Caianello e prosegue per Venafro e Alfedena, ingresso al settore molisano delle Mainarde. Ulteriori percorsi di accesso utilizzano la strada statale della Valle del Volturno, che collega il confine molisano verso Isernia, a circa 30km dalla zona delle Mainarde. Il trasporto pubblico verso il parco è garantito dalla compagnia abruzzese TUA, con servizi di autobus da Avezzano (stazione ferroviaria sulla linea Roma–Pescara) e da Castel di Sangro (linea Sulmona–Castel di Sangro). Il Centro Natura di Pescasseroli, in Viale Colli dell'Oro, adiacente alla strada statale , ospita il principale museo naturalistico ed etnografico del parco e costituisce il punto informativo di riferimento; ulteriori centri visita sono presenti a Civitella Alfedena, Villavallelonga, Barrea, Bisegna e Opi.
Introduzione
Il Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise si estende nel cuore dell'Appennino centrale, tra le province di L'Aquila, Frosinone e Isernia, distribuendosi su tre regioni con una prevalenza del settore abruzzese. Istituito il 9 settembre 1922 su iniziativa privata e riconosciuto ufficialmente con Regio Decreto-Legge l'11 gennaio 1923, è il più antico parco nazionale dell'Appennino e uno dei primi istituiti in Italia. L'area copre circa 500 km² di territorio montuoso, con quote comprese tra i 900m dei fondovalle e i 2.252m del Monte Marsicano, articolate in quattro gruppi montuosi di substrato calcareo. Il territorio è modellato da fenomeni carsici, da un'estesa rete idrografica incentrata sul fiume Sangro e dai riflessi morfologici delle ultime glaciazioni quaternarie. L'istituzione del parco nacque dalla necessità di preservare popolazioni di fauna appenninica in declino — tra cui l'orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus) e il camoscio d'Abruzzo (Rupicapra pyrenaica ornata) — e di tutelare le grandi estensioni di faggeta che costituiscono la copertura vegetale dominante del comprensorio.
Descrizione
Il territorio del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise si sviluppa lungo una sequenza di catene montuose calcaree originate nel Giurassico inferiore e nel Cretacico, emerse nel corso dell'orogenesi appenninica e successivamente modellate dall'erosione glaciale e dall'intenso carsismo che contraddistingue questa porzione dell'Appennino centrale. La morfologia si articola in quattro sistemi montuosi principali: il gruppo della Montagna Grande e del Monte Marsicano a est, tra la valle del Sangro e la valle del Sagittario, con le cime del Monte Argatone (2.149m) e del Monte Marsicano (2.252m); il gruppo centrale del Monte Marcolano (1.940m), tra l'alta val di Sangro, la Vallelonga e l'alta valle del Giovenco; il gruppo del Monte Tranquillo (1.841m), che si estende fino al valico di Forca d'Acero; e il sistema dei Monti della Meta, al confine tra Lazio e Molise, con le cime del Monte Petroso (2.249m) e del Monte Meta (2.242m). A queste strutture si aggiunge il settore delle Mainarde, inserito nel confine molisano attraverso il Valico di Castelnuovo al Volturno. L'idrografia superficiale è dominata dal fiume Sangro, che percorre la zona centrale del parco da nord-ovest verso sud-est, affiancato da numerosi affluenti tra cui il Giovenco, il Melfa, il Volturno e il Torrente Fondillo. Il fenomeno carsico riduce significativamente il deflusso superficiale, con acque che spesso scorrono in condotte sotterranee e riemergono come risorgive anche al di fuori del perimetro del parco. Tra i laghi di maggiore estensione si segnalano il Lago di Barrea — invaso artificiale lungo il Sangro — e il Lago Vivo, bacino naturale a circa 1.600m di quota alimentato dalla fusione dei nevai stagionali.
La copertura vegetale è dominata per oltre il 60% della superficie totale dalla faggeta (Fagus sylvatica), che si distribuisce tra i 900m e i 1.800m di quota, con nuclei di individui plurisecotari di particolare interesse scientifico. Nel 2017 cinque nuclei di faggeta vetusta ricadenti nei comuni di Lecce nei Marsi, Opi, Pescasseroli e Villavallelonga — con alberi databili fino a 560 anni — sono stati riconosciuti Patrimonio Mondiale dell'Umanità dall'UNESCO nell'ambito del sito seriale delle Foreste primordiali dei faggi dei Carpazi e di altre regioni d'Europa, primo riconoscimento UNESCO per l'intera regione abruzzese. Al di sopra della faggeta, tra i 1.800m e le quote sommitali, il piano subalpino e alpino ospita praterie di graminacee e ciperacee, comunità di Pinus mugo — raro sull'Appennino — e una serie di specie endemiche o relitte di età glaciale, tra cui il Giaggiolo marsicano (Iris marsica Ricci & Colasante), il più vistoso endemismo dell'Appennino centrale, e la Festuca del Vallese (Festuca valesiaca Schleich. ex Gaudin). Nelle radure e nelle praterie di quota si trovano anche genziane, primule e astri alpini, che conferiscono alla zona sommitale una fisionomia botanica di tipo alpino nonostante la collocazione appenninica.
La fauna del parco è tra le più significative d'Italia per il numero di grandi vertebrati presenti in popolazioni stabili. L'orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus), sottospecie endemica dell'Appennino centrale rimasta isolata dalle popolazioni alpine durante le glaciazioni, trova qui il suo nucleo riproduttivo principale, con una stima di popolazione che le ricerche più recenti collocano tra 50 e 60 individui nell'areale complessivo. Il camoscio d'Abruzzo (Rupicapra pyrenaica ornata), sottospecie endemica dell'Appennino meridionale un tempo sull'orlo dell'estinzione, è stato portato da poche decine di individui negli anni Venti del Novecento a una popolazione attuale che conta alcune centinaia di esemplari, contribuendo a un programma di reintroduzione che ha interessato altri parchi nazionali italiani. Il lupo appenninico (Canis lupus italicus) è presente con più branchi nel territorio, e la progressiva ricolonizzazione di cervo (Cervus elaphus) e capriolo (Capreolus capreolus) ha permesso la ricostituzione delle catene alimentari originarie. Tra gli uccelli si segnalano l'aquila reale (Aquila chrysaetos), il falco pellegrino (Falco peregrinus), il gufo reale (Bubo bubo) e il picchio di Lilford (Dendrocopos leucotos lilfordi), sottospecie endemica strettamente dipendente dalla presenza di faggete vetuste con abbondante legno morto.
La storia dell'area protetta inizia nella seconda metà dell'Ottocento, quando il territorio dell'alto Sangro divenne parte delle riserve di caccia della Corona. L'iniziativa di istituire un parco nazionale fu promossa dall'ingegnere e deputato Erminio Sipari, originario di Alvito ma profondamente radicato nella comunità di Pescasseroli, che nel 1921 impresse una svolta decisiva al progetto attraverso la presidenza della Federazione Pro-Montibus per il Lazio e l'Abruzzo. Il parco fu inaugurato il 9 settembre 1922 a Pescasseroli — sede dell'ente gestore — e riconosciuto ufficialmente con Regio Decreto-Legge n. 257 dell'11 gennaio 1923. Nel corso dei decenni successivi, il perimetro del parco è stato progressivamente ampliato per includere il settore laziale della Valle di Comino, quello molisano delle Mainarde e ulteriori porzioni della Marsica abruzzese, raggiungendo la configurazione attuale attraverso i provvedimenti del 1990, del 1993 e del 2000. Con la legge n. 93 del 23 marzo 2001 la denominazione è stata ufficialmente aggiornata in Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, a riconoscimento dell'articolazione interregionale del territorio protetto.
Dal punto di vista gestionale, il parco è suddiviso in zone a tutela differenziata: la Zona A, di riserva integrale, comprende le aree più impervie e sensibili — i circhi rupestri del camoscio, il fondovalle dello Scerto, il Torrente Fondillo — con accesso interdetto o severamente regolamentato; la Zona B, di riserva generale, regola l'accesso motorizzato e il prelievo di risorse naturali, con escursionismo libero; la Zona C, di protezione, interessa i fondovalle agricoli e gli spazi periurbani dei comuni interni. Attorno al nucleo del parco si estende una zona di protezione esterna di circa 775 km² che funge da buffer tra il perimetro istituzionale e i territori circostanti. I programmi di ricerca scientifica attivi nell'area riguardano il monitoraggio della popolazione di orso marsicano, la genetica del lupo appenninico, l'ecologia delle faggete vetuste e il monitoraggio dei ghiacciai calcarei residui ai Monti della Meta.
La rete sentieristica del parco comprende circa 137 itinerari per una lunghezza complessiva superiore a 750km, con accessi distribuiti su 25 punti di ingresso nei principali centri del parco. I percorsi si articolano tra fondovalle boscosi, praterie d'alta quota e zone rupestri, con un'offerta che copre l'escursionismo estivo, lo sci di fondo invernale e il cicloturismo su strade secondarie. I 24 comuni del parco conservano nuclei storici di notevole interesse: Pescasseroli, sede dell'ente gestore e luogo natale del filosofo Benedetto Croce, conserva l'Abbazia dei Santi Pietro e Paolo del XII secolo; Civitella Alfedena custodisce il Museo del lupo appenninico; Villavallelonga ospita il Museo dell'orso; Opi, arroccata su uno sperone calcareo nella val Fondillo, conserva testimonianze medievali e il Museo del camoscio d'Abruzzo; Alfedena, nell'alta valle del Sangro, presenta le mura del castello medievale e una torre normanna. Il complesso di San Vincenzo al Volturno, nel settore molisano, costituisce uno dei piĂą rilevanti insediamenti benedettini dell'Italia meridionale. Nella Valle di Canneto si trova il Santuario della Madonna di Canneto, meta di pellegrinaggio con una statua lignea medievale, fondato probabilmente nell'VIII secolo nell'ambito della rete di dipendenze dell'Abbazia di Montecassino.
Informazioni
Dati generali
Tipologia: Parco Nazionale
Anno di istituzione: 1923 (inaugurazione privata 1922; ampliamenti 1990, 1993, 2000; denominazione attuale 2001)
Organismo di gestione: Ente Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise (PNALM)
Ente di riferimento: Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica
Superficie: 505 km²
Zona buffer / area contigua: 775 km²
Altitudine minima: 900m
Altitudine massima: 2.252m
Maggior elevazione: 2.252m – Monte Marsicano
Regione/i: Abruzzo – Lazio – Molise
Provincia/e: L'Aquila – Frosinone – Isernia
Comuni interessati: Alfedena – Alvito – Barrea – Bisegna – Campoli Appennino – Castel San Vincenzo – Civitella Alfedena – Filignano – Gioia dei Marsi – Lecce nei Marsi – Opi – Ortona dei Marsi – Pescasseroli – Picinisco – Pizzone – Rocchetta a Volturno – San Biagio Saracinisco – San Donato Val di Comino – Scanno – Scapoli – Settefrati – Vallerotonda – Villavallelonga – Villetta Barrea
Sito web ufficiale: https://www.parcoabruzzo.it