Parco del Pollino
Accesso
Il Parco Nazionale del Pollino è raggiungibile tramite l'autostrada del Mediterraneo (ex A3 Salerno–Reggio Calabria), che costeggia il versante tirrenico del parco con diversi svincoli pertinenti: l'uscita di Lauria per il settore lucano nord-occidentale; Mormanno per il versante tirrenico calabrese settentrionale; Frascineto-San Basile per il settore meridionale; Spezzano Albanese-Lungro per la Piana di Sibari e i comuni delle valli meridionali. Sul versante ionico si accede dalle strade litoranee e dalla strada statale Jonica, con risalita delle valli del Raganello, del Coscile, dell'Esaro, del Sarmento e del Sinni. La sede dell'Ente Parco si trova a Rotonda (PZ), nel Complesso monumentale Santa Maria della Consolazione. Le principali porte d'accesso sono Lauria e Rotonda per la Basilicata; Castrovillari, Mormanno e Morano Calabro per la Calabria. Numerosi i centri visita e informativi distribuiti nei 56 comuni del parco, tra cui il Museo Artemis a San Sosti e l'Ecomuseo del Pollino "S. Berardone". Il collegamento ferroviario principale è la linea tirrenica (Napoli–Reggio Calabria) con stazioni a Lauria-Trecchina, Mormanno e Scalea sul versante tirrenico; la linea ionica (Taranto–Reggio Calabria) serve il versante orientale. Autobus regionali collegano i comuni interni. L'aeroporto di riferimento per il versante calabrese è quello di Lamezia Terme; per il versante lucano quello di Napoli o Bari.
Introduzione
Il Parco Nazionale del Pollino è il più grande parco nazionale italiano tra quelli di nuova istituzione, con 192.565 ettari di estensione a cavallo tra Calabria e Basilicata, nelle province di Cosenza, Potenza e Matera, comprendendo 56 comuni, 32 in Calabria e 24 in Basilicata. Istituito con D.P.R. del 15 novembre 1993, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 9 del 13 gennaio 1994, ospita le vette più alte dell'Appennino meridionale — la Serra Dolcedorme (2.267m) — e si estende dal Mar Tirreno al Mar Ionio, dai grandi massicci calcarei del Pollino e dell'Orsomarso al Monte Alpi. Il simbolo del parco è il pino loricato (Pinus leucodermis), relitto glaciale che in Italia vegeta esclusivamente in quest'area: tra questi esemplari si trova "Italus", un pino loricato di 1.236 anni di età datato con metodo scientifico, considerato l'albero più vecchio d'Europa. Dal 2015 il parco è Geoparco Mondiale UNESCO; le faggete vetuste di Cozzo Ferriero (2017) e del Pollinello (2021) sono Patrimonio Mondiale dell'Umanità UNESCO nel sito transnazionale "Antiche Faggete Primordiali dei Carpazi e di altre Regioni d'Europa".
Descrizione
Il territorio del parco comprende tre sistemi montuosi distinti: il Massiccio del Pollino, con le sue vette principali — Serra Dolcedorme (2.267m, la più alta dell'Appennino meridionale), Monte Pollino (2.248m), Serra di Crispo (2.053m) e Serra delle Ciavole con i più imponenti esemplari di pino loricato — i Monti dell'Orsomarso nel settore calabrese meridionale, con il Cozzo del Pellegrino come cima principale, e il Monte Alpi nel settore lucano settentrionale. Dal massiccio del Pollino è possibile, nelle giornate limpide, scorgere tre mari: lo Ionio, il Tirreno e l'Adriatico — il solo rilievo nell'Appennino con questa caratteristica. La geologia è prevalentemente calcareo-dolomitica mesozoica, con affioramenti di rocce cristalline metamorfiche nell'Arco Calabro; la struttura del Pollino rappresenta una delle chiavi per comprendere il rapporto tra l'Arco Peloritano-Calabrese e l'Appennino Meridionale. I fenomeni carsici sono diffusi su tutta la zona alta: doline, piani carsici — come i Piani del Pollino e di Novacco — inghiottitoi, grotte e nevai stagionali, tra cui quello del Monte Pollino a 2.225m ancora visibile a fine agosto. Il sistema fluviale è tra i più ricchi del Mezzogiorno: il Lao, il Mercure, il Peschiera, l'Argentino, il Raganello, il Coscile, il Frido e il Sarmento solcano il territorio scavando gole profonde e spettacolari. Le Gole del Raganello, con pareti rocciose alte fino a 700m, costituiscono uno degli ambienti più straordinari del parco; raggiungibili percorrendo 615 gradini dalla cima, sono teatro di escursionismo, canyoning e rafting. Il fiume Lao, tra i maggiori del versante tirrenico, è uno dei principali campi per il rafting e le attività fluviali del parco.
La vegetazione si articola in fasce altitudinali dalla macchia mediterranea costiera ai piani d'alta quota. Fino ai 1.000m dominano boschi di roverella (Quercus pubescens), cerro (Quercus cerris) e leccio (Quercus ilex); tra 1.000 e 1.800m si estendono faggete (Fagus sylvatica) pure e miste a castagni, cerri e aceri — tra cui l'acero di Lobel (Acer lobelii), specie d'interesse comunitario rara in Italia. Al di sopra delle faggete e sui pendii più ripidi domina il pino nero (Pinus nigra), fino a lasciar posto, oltre i 1.800m e sulle creste più impervie, al pino loricato (Pinus leucodermis). L'associazione abete bianco-faggio — particolarmente sviluppata nel Bosco Magnano e nella Foresta di Acquaformosa — è tra le formazioni forestali più pregiate del Mezzogiorno. La flora conta circa 1.700 specie vascolari, con endemismi e rarità di valore mediterraneo: la campanula del Pollino (Campanula pollinensis), la peonia selvatica (Paeonia mascula), orchidee selvatiche, genziane e narcisi. Nelle stazioni più riparate e umide crescono le peonie di bosco (Paeonia officinalis). Il pino loricato è il vero protagonista del paesaggio d'alta quota: il più iconico esemplare, "Italus", cresce nella Serra delle Ciavole a quota 1.900m, ha un'età di 1.236 anni determinata dendrocronologicamente e una circonferenza del tronco di oltre 3m. Le faggete vetuste di Cozzo Ferriero (764 ettari) e del Pollinello — inserite nel Patrimonio Mondiale UNESCO rispettivamente nel 2017 e nel 2021 — ospitano faggi di età superiore ai 400 anni e una biodiversità di funghi, licheni e invertebrati di eccezionale valore scientifico.
La fauna è tra le più ricche e diversificate del Mezzogiorno d'Italia. Il lupo appenninico (Canis lupus italicus) è presente con 20-30 individui; il capriolo italico (Capreolus capreolus italicus) ha in quest'area uno dei nuclei autoctoni più importanti del Sud Italia, conservatosi grazie alla conformazione del territorio. La lontra (Lutra lutra), il più raro mammifero del parco, frequenta i corsi d'acqua più integri. L'aquila reale (Aquila chrysaetos) nidifica nell'area, insieme al lanario (Falco biarmicus), al nibbio reale (Milvus milvus), al capovaccaio (Neophron percnopterus) e al falco pellegrino (Falco peregrinus). Il grifone (Gyps fulvus) è stato oggetto di un progetto di reintroduzione nel parco. Il picchio nero (Dryocopus martius) e il picchio verde occupano le faggete mature. Tra gli invertebrati si segnalano la Rosalia alpina (Rosalia alpina), coleottero azzurro delle faggete vetuste, e il Buprestis splendens, tra i coleotteri più rari d'Europa.
La storia del Pollino è stratificazione millenaria di culture e popolazioni. I ritrovamenti paleontologici della Grotta del Romito — nella Valle del Mercure — documentano la presenza di grandi mammiferi pleistocenici come il bue primigenio (Bos primigenius) e l'elefante antico (Elephas antiquus). Le testimonianze della colonizzazione greca (Sibari, sulla costa ionica) e della civiltà lucana si sovrappongono a quelle bizantine, longobarde e normanne. Il tratto culturale più originale del parco è la presenza di numerose comunità arbëreshë — italo-albanesi — insediatesi tra il XV e il XVIII secolo nel territorio calabro-lucano dopo la morte di Giorgio Castriota Skanderbeg (1468) per sfuggire all'avanzata ottomana: questi villaggi, distribuiti nei comuni di Civita, Acquaformosa, Lungro, San Basile, Plataci, Frascineto e altri, conservano ancora oggi la lingua arbëreshë, il rito greco-bizantino, i costumi tradizionali e una cucina propria. Civita — "Nido d'Aquila" in arbëreshë — è il borgo più emblematico, sospeso sul canyon del Raganello; Lungro è la sede dell'Eparchia di Lungro, diocesi cattolica di rito greco-bizantino. A Castelsaraceno si trova il ponte tibetano più lungo del mondo, che collega il Parco del Pollino con il Parco dell'Appennino Lucano Val d'Agri-Lagonegrese.
Informazioni
Dati generali
Tipologia: Parco Nazionale; Geoparco Mondiale UNESCO (dal 2015); Patrimonio dell'Umanità UNESCO — Faggete vetuste di Cozzo Ferriero (dal 2017) e del Pollinello (dal 2021), incluse nel sito transnazionale "Antiche Faggete Primordiali dei Carpazi e di altre Regioni d'Europa"
Anno di istituzione: 1988 (Legge 11 marzo 1988, n. 67); ente parco: D.P.R. 15 novembre 1993 (G.U. n. 9 del 13 gennaio 1994); riperimetrazione: D.P.R. 2 dicembre 1997; Geoparco UNESCO: 2015; Faggete vetuste UNESCO: Cozzo Ferriero 2017, Pollinello 2021
Organismo di gestione: Ente Parco Nazionale del Pollino
Ente di riferimento: Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica
Superficie: 1.925,65 km²
Altitudine minima: ~100m
Altitudine massima: 2.267m
Maggior elevazione: 2.267m – Serra Dolcedorme (Viggianello PZ / San Lorenzo Bellizzi CS)
Regione/i: Basilicata · Calabria
Province: Cosenza · Matera · Potenza
Comuni interessati — Calabria, Provincia di Cosenza (CS): Acquaformosa – Aieta – Alessandria del Carretto – Belvedere Marittimo – Buonvicino – Castrovillari – Cerchiara di Calabria – Civita – Francavilla Marittima – Frascineto – Grisolia – Laino Borgo – Laino Castello – Lungro – Maierà – Morano Calabro – Mormanno – Mottafollone – Orsomarso – Papasidero – Plataci – Praia a Mare – San Basile – San Donato di Ninea – San Lorenzo Bellizzi – San Sosti – Sangineto – Sant'Agata di Esaro – Santa Domenica Talao – Saracena – Tortora – Verbicaro
Comuni interessati — Basilicata, Provincia di Matera (MT): San Giorgio Lucano – Valsinni
Comuni interessati — Basilicata, Provincia di Potenza (PZ): Calvera – Carbone – Castelluccio Inferiore – Castelluccio Superiore – Castelsaraceno – Castronuovo di Sant'Andrea – Cersosimo – Chiaromonte – Episcopia – Fardella – Francavilla in Sinni – Latronico – Lauria – Noepoli – Rotonda – San Costantino Albanese – San Paolo Albanese – San Severino Lucano – Senise – Teana – Terranova di Pollino – Viggianello
Sito web ufficiale: https://www.parconazionalepollino.it