Traversata Valdo - Alpe Devero

Ritratto di maria grazia s
maria grazia s
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Quota di partenza: 
1 772 m
Quota di arrivo: 
1 640 m
Dislivello: 
900 m

Introduzione

Bellissima traversata in Val Formazza, parte del percorso Riale - Passo del Sempione, effettuata pernottando al Rifugio Margaroli al Vannino, ed attraversando sfruttando il passo del Bùsin e la bocchetta della Valle, forse meno frequentati della classica Scatta Minoia. Il percorso porta a raggiungere il lago del Devero o Codelago più o meno a metà della sua lunghezza, scendendo poi a Crampiolo. Dalla Scatta Minoia si divalla all’estremità nord del lago e lo si costeggia tutto. Il percorso è molto vario e panoramico.

La prima parte è comune alla salita al Monte Giove, e dalla Bocchetta della Valle il panorama spazia dai laghi del Bùsin fino alle montagne del Devero, al Monte Leone, per arrivare al Monte Rosa. Il nostro giro è stato effettuato lasciando l’auto a Baceno e prendendo il pullman fino a Ponte, recuperando l’auto il giorno successivo servendoci della navetta Devero - Baceno; su internet ci sono tutte le informazioni circa gli orari. Se decidete di lasciare l’auto a Ponte, l’unico modo per riprenderla è l’autostop: i pullman la prima domenica pomeriggio di agosto, in cui è stato effettuato il giro, sono praticamente inesistenti...

Valdo - Rifugio Margaroli

Primo giorno

All’arrivo della seggiovia a Sagersboden (1774m), proseguire in piano a sinistra fino a trovare il segnavia con le indicazioni per il Lago Vannino, Rifugio Margaroli, una carrozzabile
contrassegnata [G33] che sale all’inizio ripida nel bosco, con alcuni tornanti, fino a diventare quasi pianeggiante appena si inoltra nella valletta che conduce al rifugio, costeggiando il torrente. Lasciamo a sinistra il rifugio Myriam e proseguiamo ora in leggera salita e poi con uno strappo, fino al piano umido sotto il rifugio, probabilmente sede di un lago ora interrato; la zona è ricca di erioforo. Dal piano si vede il Rifugio Margaroli e la diga (2194m) su di un promontorio prospiciente il Lago Vannino, e il muro della diga, e lo si raggiunge con un’ultima piccola salita; aggirandolo a destra, si passa davanti all’alpeggio omonimo, che in agosto era ovviamente caricato (ds. 420 m, 1h30').
Il sole che tramonta sulle montagne circostanti, colora le acque del bacino di azzurri incredibili.

Secondo giorno

Scendere verso la diga ed attraversarla; anche oggi la giornata senza una nube accende le acque del lago in tutti i toni del turchese, e sul muro della diga gruppi di campanule color lavanda ondeggiano leggermente mosse dal vento.
Al di là della diga ci sono tre sentieri che conducono al passo del Bùsin: il primo, poco dopo aver superato il bacino, un secondo, circa a meta’ lago, e un terzo alla fine del lago; noi abbiamo optato per il secondo, che sale dolcemente tra i pascoli, con leggeri tornanti ci porta al Passo del Bùsin (2493m, 1h00'). Dietro, il turchese del Lago Vannino, il percorso per la Scatta Minoia, la Punta d’Arbola e il suo ghiacciaio; oltre il passo, a sinistra il Monte Giove, sotto di noi il Lago Bùsin Inferiore, alla cui sinistra si trova un piccolo bivacco.
Scendiamo verso il lago del Bùsin inferiore; nonostante la stagione inoltrata, c’è un piccolo e ripidissimo nevaio, con la neve ancora dura. Sono pochi metri, non più di una quindicina, ma da percorrere con cautela; non sono evitabili, se ci portate dei bimbi meglio avere un piccolo cordino.
Subito dopo un piccolo nevaio ci sono due possibilità scendere ancora aggirando il lago a sinistra, attraversarlo e risalire verso il Lago Bùsin Superiore, oppure imboccare a destra una traccia che attraversa quasi in piano intorno al lago, e risale il pianoro fino ad affacciarsi sul lago superiore: in fondo a questo lago, in alto a destra, compare la Bocchetta della Valle. Il nostro percorso costeggia tutto il Lago Bùsin Superiore e si porta sotto la Bocchetta, alla quale si risale con un ultimo strappo ripido (2574m, dsl 200 m. circa, tenendo conto della discesa dopo il passo del Bùsin, un’ora).
Salendo sul dosso a destra della bocchetta la vista spazia sui laghi sottostanti e sull’onnipresente Monte Giove.
Non si riesce a staccare gli occhi dal panorama sul percorso di salita...
Dopo un ultimo sguardo l'attenzione si sposta verso le montagne dell’alta valle Devero: Cervandone, Schwarzhorn, la Rossa, la punta di Valdeserta, e più in là il trapezio del Monte Leone, tutte cime salite anni fa con gli sci, e una fila di vette Svizzere innevate, alcune raggiungibili dal Passo del Sempione. In fondo a sinistra, i ghiacciai del Monte Rosa.
Alla Bocchetta un cartello indica la direzione del Devero: sentiero [H14], 2h40'.
Si inizia la discesa verso sud, attraversando sotto le cime oltre la Bocchetta: in fondo alla valle compare uno spicchio di lago dall’incredibile colore turchese; con una serie di tornanti e diagonali divalliamo attraversando alcuni impluvi; qui i sentieri si intersecano, occorre prestare attenzione, ed a un certo punto deviare decisamente a destra e invertire il precedente senso di marcia (andando diritto si sale alla Bocchetta di Poiala), puntando poi verso il centro della valle e ignorando la traccia che risale verso la sua destra orografica. In breve raggiungiamo l’alpe Naga, ormai abbandonata, e proseguendo a mezzacosta, sempre in discesa, eccoci all’alpe della Valle. Probabilmente e’ stata costruita qui, sotto un’enorme roccia che avrebbe dovuto proteggerla. Invece in tempi immemorabili una parte del roccione si è staccata piombando a ridosso dei fabbricati, che non più sicuri, sono stati forse per questo abbandonati. Sotto l’alpe attraversiamo un ponticello con altre indicazioni: qui passa un percorso che costeggia il lago a mezza costa; noi puntiamo a valle, direzione Crampiolo, che dista ancora un’ora. Abbandoniamo i pascoli per entrare in un bosco di larici radi; sotto di noi spicchi di lago sempre più turchese occhieggiano tra le fronde: qui l’autunno deve essere magico...
Il sentiero si fa via via più largo, fino a diventare una carrozzabile che dopo un po’, si affaccia sulla splendida conca di Crampiolo. L’abitato è molto grazioso, perfettamente restaurato. I tetti delle vecchie baite sono stati quasi tutti rifatti esattamente come erano; solo le pietre meno “invecchiate” ci fanno capire che sono lavori recenti. La chiesetta è molto carina, i gerani alle finestre e il sole fanno il resto...
Dopo un giretto tra le case, ci spostiamo sulla sinistra orografica del torrente, ignorando la carrozzabile che scende alla conca di Devero, e proseguiamo lungo una splendida pedonale ombreggiata per lo più da larici, che ci accompagna fino al Devero. Allo sterrato si sostituisce l’acciottolato, si passa sotto la deliziosa chiesetta e si raggiunge il parcheggio.