Castello di Ussel

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Ritratto di Cybersix
Cybersix

Introduzione

Il castello, situato su un costone roccioso posto su un precipizio, costituisce una delle maggiori attrattive della zona. L'edificio, visitabile nel periodo estivo, domina dall'alto i comuni di Châtillon e Saint-Vincent, offrendo ai visitatori un panorama eccezionale.

Descrizione architettonica

Il castello presenta una pianta semplice di forma rettangolare, divisa internamente da due muri di spina formanti tre vani adiacenti. Il corpo di mezzo era adibito a dimora, mentre quelli laterali ospitavano gli ambienti di servizio tra cui la cucina. Nella stanza centrale, in corrispondenza della porta d'ingresso, c'era il salone, dotato di un grande scalone in pietra voltato inferiormente ed illuminato dalle due finestre poste a fianco della porta principale. Il vano aveva una lunghezza di 14 metri e larghezza variabile da un minimo di 7 metri verso est e 8 metri ad ovest.
Oltre all'entrata principale (sormontata da una caditoia sostenuta da tre mensole in pietra), si trovava sulla destra un altro ingresso che forse conduceva alle scuderie ed alla prigione. Verso ovest, il castello si sviluppa solo su due piani, perché la roccia sulla quale è stato eretto l'edificio, penetra anche all'interno, rendendo inagibile una porzione del piano terra.
Sempre internamente, si possono ancora notare le tracce dei piani, delle scale ed anche dei tre grandi camini sovrapposti che utilizzavano la stessa canna fumaria (che in alto aveva la forma di una piccola torretta) e costituivano nell'insieme un efficace metodo di riscaldamento. Un terzo accesso situato più in alto e dotato di carrucola, doveva sostituire il principale per l'approvvigionamento dei beni di prima necessità nei momenti di pericolo.
Dal lato nord, che è quello situato sulla sommità del precipizio, sporgono agli angoli delle torrette quadrangolari ed al centro un corpo rettangolare più grande. Queste sporgenze conferiscono alla facciata un aspetto minaccioso, in particolare il corpo posto al centro evoca il donjon, elemento considerato da sempre simbolo di potenza: questi in realtà erano utilizzati per l'abitazione più che per la difesa, in quanto su quel versante il castello era già protetto naturalmente dal dirupo. Nelle due torri laterali vennero ricavate delle latrine e non delle caditoie, come si potrebbe pensare! Agli angoli del prospetto sud erano state costruite due torrette cilindriche agettanti, collegate alle altre due di forma quadrata da un cammino di ronda protetto da un parapetto merlato. Le falde del tetto , a doppio spiovente, terminavano proprio in corrispondenza del camminamento; appena sotto erano stati costruiti numerosi doccioni in pietra che avevano il compito di far defluire l'acqua piovana in quanto la copertura era interna alla muratura.
A parte il prospetto posto sul precipizio, le altre facciate sfoggiano un aspetto elegantemente decorato. A tre quarti da terra è stata inserita una piacevole fascia orizzontale. Sui lati sud ed est il decoro è formato da una serie di archetti ciechi scolpiti in pietra, che lungo il prospetto ovest diventano a denti di sega. Le pietre utilizzate per la muratura, per parecchi tratti, sono disposte a spina di pesce. Le finestre bifore, che conferiscono un aspetto residenziale alle facciate, sono tutte arricchite da decorazioni differenti. Esse, nella parte interna, sono a sedile e dimostrano così la necessità, che si farà sempre più insistente, di condurre una di vita meno spartana.
Anche l'archivolto della porta d'ingresso era in pietra scolpita. I due frammenti rinvenuti (ora scomparsi), raffiguravano due pesci e un segno a forma di angolo retto con un punto.
Prima dell'avvio dei lavori di restauro, cominciati nel 1988, il castello era costituito solo dalla muratura esterna, la copertura ed i solai lignei erano infatti completamente crollati.
In seguito all'intervento di recupero, i nuovi solai sono stati messi in opera alla stessa quota dei precedenti, però sono state utilizzate travi in cemento armato. Inoltre, per dare più luce agli ambienti sottostanti, il progettista, anziché costruire una copertura a padiglione in legno e lose come l'originale, ha optato per una copertura a padiglione in cemento armato, voltata nella parte centrale. Il perimetro del tetto è percorribile mediante una passerella realizzata in legno; le falde a padiglione invece, sono rivestite in lamiera e terminano sulla volta realizzata in plexiglas per meglio illuminare i locali sottostanti.

Una tipologia architettonica innovativa: il castello monoblocco

Il castello di Ussel è il primo esempio di castello monoblocco (a corpo unico) in Valle d'Aosta e si configura come un'architettura intermedia tra l'austero castello di Verrès e quello più articolato di Fénis. Ha un grande valore da un punto di vista storico perché, non avendo subito altri interventi edilizi dopo la costruzione, ha potuto conservare le sue caratteristiche originarie.
L'edificio rappresenta una svolta nell'architettura militare e costituisce l'ultima fase evolutiva del castello medievale. Questa grande evoluzione nella tipologia architettonica, evidente ad Ussel, non è così visibile nel contemporaneo castello di Fénis. Il motivo è forse da ricercarsi nel fatto che la costruzione di Ussel è stata eretta ex-novo, mentre gli interventi di Fénis o di Aymavilles sono stati vincolati dagli edifici preesistenti che hanno fortemente condizionato le scelte progettuali. Tuttavia il progettista della forma monoblocco che caratterizza il castello di Ussel potrebbe aver tratto ispirazione, oltre che dagli edifici siriani (magari incontrati durante le crociate), anche da fabbricati valdostani quali il corpo residenziale del castello di Bramafan o la casaforte di Planaval.

Il castello di Ussel è stato concepito per soddisfare le nuove esigenze dell'epoca:

  • necessità difensive: anche se probabilmente più a scopo precauzionale che per reali esigenze di protezione, dimostrata dalla posizione impervia e strategica della costruzione;
  • ostentazione di potenza: pare infatti che Ebalo II abbia costruito il castello proprio per dimostrare la sua grandezza e non tanto per difendere il feudo di Ussel, che apparteneva già alla sua famiglia da molto tempo;
  • evoluzione verso condizioni di vita meno spartane: le mutate condizioni politiche che portano alla fine delle guerre private tra i signorotti e le nuove innovazioni in campo militare, conducono verso un apparato bellico sempre meno imponente (ad Ussel infatti è presente, ma è meno visibile). Inoltre nascono nuove esigenze residenziali, qui dimostrate dalla presenza di finestre a sedile al posto delle feritoie, dalla ricerca di un apparato decorativo nei prospetti, dalla creazione di bellissime bifore tutte decorate diversamente e che sono forse le più belle finestre dell'epoca presenti in Valle d'Aosta.

Cenni storici

Costruito da Ebalo II di Challant nel 1343 al termine delle intricate vicende per questioni ereditarie che coinvolsero la famiglia Challant alla morte di Ebalo Magno.
Frutto di una costruzione ex-novo, il castello conserva ancora la struttura originaria, poiché nei secoli successivi non fu più oggetto di altri interventi edilizi.
Il castello di Ussel venne abitato dagli Challant fino al 1470. Dopo la morte dell'ultimo signore di Ussel, Francesco di Challant, la famiglia decise di trasferirsi in altre dimore più confortevoli, così l'edificio venne adibito prima a prigione e poi a caserma. Nel corso del XVI secolo fu completamente spogliato del materiale bellico e degli arredi e definitivamente abbandonato. Nel 1556 fu acquistato dal Capitano Paolo di Madruzzo, ma nel 1573 ricomprato dagli Challant. Nel 1846, con l'estinzione della potente famiglia, tutti i possedimenti furono ereditati dai Passerin d'Entrèves. Nel 1963 vennero intraprese delle operazioni di consolidamento durante le quali si inserirono delle "chiavi" allo scopo di evitare il crollo del muro a valle.
La famiglia Passerin d'Entrèves nel 1983 donò il castello alla Regione, che ne intraprese il restauro grazie ad un cospicuo finanziamento del barone Bich, famoso industriale originario di Châtillon. I lavori, iniziati nel 1988, sono rimasti fermi per diversi anni e terminati solo nel 1999. In quell'anno è avvenuta l'inaugurazione del castello, adibito a struttura espositiva, con una mostra dedicata alla vita del promotore, divenuto famoso per le sue penne (Bic!). Ogni anno il castello di Ussel ospita al suo interno un'esposizione. A partire dal 2000, anno della mostra sul passaggio di Napoleone in Valle, i visitatori possono accedere anche al tetto dell'edificio e, percorrendo il nuovo "cammino di ronda", hanno il privilegio di poter ammirare lo splendido panorama.

Le dispute per l'eredità di Ebalo Magno di Challant

La costruzione del castello di Ussel è stata condizionata da una complessa lite di famiglia sorta in seguito alla morte del capostipite Ebalo Magno di Challant. Quest'ultimo aveva nominato eredi in pari grado i suoi quattro figli: Pietro, Giacomo, Bonifacio e Giovanni ed i figli del primogenito Goffredo, morto da tempo: Aimone, Guglielmo ed Ebalo. Come dimostrato da un'ordinanza del 1324, gli zii avrebbero dovuto lasciare ai nipoti la metà dell'intero asse ereditario, ma ovviamente non si trovarono d'accordo.
La disputa tra le due parti, continuò per diversi anni, durante i quali si fecero diversi tentativi di accordo che però non riuscirono mai ad andare a buon fine.
Nel 1333 Pietro di Challant, anche a nome dei suoi fratelli, ordinò: "A tutti li uomini abitanti a Ussel inferiormente sino al mandamento di Verrez, di dovere per l'avvenire obbedire e soddisfare alli signori Guglielmo di Challant, canonico di Padova, ed alli signori cavalieri Eballo ed Aymonetto, suoi fratelli, signori di Fénis".
Finalmente nel 1337 si giunse ad un accordo che segnò la fine della lunga disputa. In particolare, Pietro, Giacomo, Bonifacio e Giovanni riconoscevano al nipote Aimone il feudo di Fénis e all'altro nipote Ebalo i feudi di Saint-Marcel e Ussel. Inoltre, ad Ebalo venne riconosciuto il diritto di costruire ad Ussel un castello, ma ciò non prima che fossero trascorsi sei anni dalla firma dell'accordo, quindi a partire dal 1343.

La data di costruzione: un enigma risolto

L'accordo che Ebalo II di Challant aveva stipulato con gli zii, non gli permetteva di costruire il castello di Ussel prima del 1343. I dati in seguito riportati confermano quest'ultima data come anno di costruzione; evidentemente il signore di Saint-Marcel e di Ussel cominciò i lavori appena possibile.

Zanolli, interpretando una pergamena trascritta dal Mochet, ci ha fornito un'ipotesi circa la datazione del castello:

"Accipe caput mittonis
cati, como e caponis
visum hominum duorum
octava die aprilis
dominus Ebalus nobilis
primium lapidem posuit
in castro quod constituit
in quodam monte Usselli"
....
"Prendi il capo di Montone (M)
di Cati, Como e Caponis (CCC)
lo sguardo di 2 uomini(XX, XX)
le teste di 3 giumente (III)

8 aprile
Ebalo il Giovane
...
..."

Questa interpretazione è stata in seguito confermata dai risultati delle analisi dendrocronologiche condotte sui frammenti delle travi dei solai ancora murate all'interno della struttura.