Gli innamorati del Col d'Arlaz

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Ritratto di Cybersix
Cybersix

C'era una volta, al col d'Arlaz, un ricco mugnaio che aveva una figlia molto bella e generosa di nome Tusille. Nelle lunghe sere invernali gli abitanti dei villaggi vicini si riunivano nel pejo del mulino e mentre le donne filavano, gli uomini intagliavano il legno e gli anziani raccontavano antiche leggende.

Un giorno arrivò in paese un bel giovane svizzero di nome Victor. Il ragazzo, molto povero, non aveva più i genitori ed abitava in una piccola casetta in mezzo al bosco.
Dato che il mugnaio invecchiando non era più in grado di condurre il mulino da solo, chiese al giovane di aiutarlo. Tusille e Victor si innamorarono perdutamente l'uno dell'altra, con la benedizione della madre della ragazza. Quando il mugnaio però si accorse della situazione, andò su tutte le furie perché voleva per la figlia uno sposo ricco, così cacciò Victor dal mulino.
I ragazzi continuarono a vedersi di nascosto, ma il giovane era tormentato dal fatto di non poter sposare la sua amata a causa della sua povertà. Un giorno gli venne in mente l'antica leggenda del Pison, secondo la quale il torrente nasconderebbe un tesoro a cui si può accedere solo, durante il suono delle campane, nella notte di Natale.
Tusille aveva paura e non voleva che il suo amore corresse il rischio di rimanere intrappolato tra le roccie. Victor ormai era deciso e la vigilia di Natale i due giovani si recarono al Pison. Quando le campane suonarono, Victor fece tre volte il segno della croce e, dopo aver spinto la roccia, vi entrò dentro. Nel buio brillavano solo gli occhi rossi del vitello, incantato dal dolce suono delle campane. All'improvviso il vento spense la lanterna del giovane che cadde, ma andò avanti ugualmente. Tusille udì ancora dei passi in lontananza ed esortò il giovane ad affrettarsi perché il tempo stava per finire, ma Victor era troppo lontano.
Quando lo scampanellio terminò, la roccia si richiuse senza che Victor riuscisse ad uscire. Tusille non si rassegnò e passò tutta la notte nei pressi dell'ingresso del tesoro. La mattina seguente la ritrovarono aggrappata alla roccia senza vita.
Secondo la leggenda, durante le notti di bufera, nei pressi del Pison si ode ancora una voce che urla il nome di Tusille mescolandosi con il suono del vento e dell'acqua che scorre. Inoltre, un occhio attento può intravedere anche una disperata sagoma bianca aggrappata alla roccia del torrente.