Il pastore Barichet

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Ritratto di Cybersix
Cybersix

estratto dell’articolo “Due casi di magia in Valle d’Aosta” di Albert Deffeyes, pubblicato su “Le Alpi”, rivista mensile del CAI, vol LIX, anno 1939/40, n. 5 marzo, pag.269-270

Sulla lunga ed a tratti erbosa costiera montana che unisce il Bec di Nana al Tantané più nessun pastore di pecore (che in dialetto si chiama “feyan”) voleva andare col suo gregge.
Ogni tanto, infatti, non si sa come, mancava una pecora. Ladri, sì ladri, quelli di Tzamoué e dintorni. Nessun pastore, anche se munito di ottimo cane, poteva finire una stagione senza perdere qualche capo.
Così per un po’ di anni nessuno andò lassù colle pecore.
Eppure era un vero peccato: troppo ripida per le mucche, quella era veramente una zona da pecore. Una zona ideale.
Si provò un pastore enorme e robustissimo (“lo Robeusto”) con un cane temendo e quasi arrabbiato (correva sempre con la coda tra le gambe). Niente da fare. Cinque pecore mancarono lo stesso e proprio alla sera prima di tornare al piano. Si giurò allora definitivamente di non più andare lassù.
E gli anni passarono.
Impossibile ma vero, diceva sempre fra sè Démé, quella zona, che è stata fatta dal Creatore per le pecore sarà per sempre deserta”.
Ma un giorno, di primavera, venne da lui un uomo ad offrirsi come pecoraro. Era, tutti lo dicevano, un pastore straordinario. Lo chiamavano Barichet perchè andava sempre al pascolo con un piccolo barilotto di legno a tracolla. Barilotto (in dialetto “barichet”) sempre pieno di una mistura a suo dire molto dissetante e salubre.
Avrei i pascoli, diceva Démé a Barichet, ma sono maledetti. Sempre, sempre, ogni volta che vi mando le bestie o me ne rubano o me ne scompaiono. C’è lassù un malefizio. Ho deciso di non più mandar nulla in quei posti”.
Ma Barichet rideva e diceva: “Fate come volete, ma sappiate che perdete una occasione. Di me, forse non lo sapete, i ladri hanno paura, non toccano il mio gregge”:
E si discusse per ore finchè fu stipulato che le pecore si sarebbero mandate, obbligandosi però il pastore di pagare i capi che “certamente” sarebbero venuti a mancare.
Quell’anno si rividero le greggi su, sulle pendici del Bec de Nana, del Tantané e su tutta la costiera, appollaiate sui precipizi più paurosi che parevano nuvole.
Se non glie ne rubano glie ne cascheranno, diceva Démé”.
Ma nè cascavano nè glie ne rubavano.
Nemmeno il penultimo, nemmeno l’ultimo giorno del pascolo glie ne rubarono. Tutto il gregge tornò all’ovile.
E durò così per molti anni.
Quello era un pastore!
Démé non si rendeva assolutamente conto di come facesse quell’uomo, così senza cane, ad evitare furti e scomparse.
Ma un giorno capì tutto.
Era una notte di chiaro di luna ed egli si recava all’estremo alpeggio della sua montagna. La strada, ad un certo punto, passava non lungi dallo “riondé” che è il recinto ove si fanno radunare di notte le pecore.
Il gregge era silenzioso ed argenteo; sembrava che tutte le pecore fossero le cellule di un corpo solo, enorme. Démé si fermò a guardare attonito.
Ma ecco che ad un tratto, con un balzo felino, si appiattò dietro un rialzo. Aveva visto un uomo uscire dalla penombra e dirigersi verso il gregge.
Stavolta gliele fregano, diceva tra sè Démé, e sarà un bello scherzo che io debba fermare il ladro! Anche Barichet, il famoso Barichet, sarà giocato e sul serio”.
Intanto l’uomo si avvicinava sempre più al gregge.
Ecco che ora entrava nello “riondé” il ladro.
Attraversava infatti il recinto da un lato all’altro facendo alzare le bestie che gli intralciavano il passo. Sembrava di veder avanzare un rompighiaccio.
Vuol scegliersi le più belle il ladrone, pensava Démé”.
Attraversato che ebbe il gregge, l’uomo percorse esternamente un quarto di cerchio e ritornò a passare attraverso le pecore segnando, col suo procedere tra il gregge, una linea perpendicolare a quella che aveva segnato un momento prima.
Era il magico segno della croce.
Uscito dal recinto, alzò il braccio destro ad oriente, poi verso la luna, come per allontanare un malefizio.
Il gregge, nuovamente tranquillo, riprendeva l’aspetto di un unico grande essere.
Altro che ladri!
Il supposto ladro era Barichet. Sì, sì era veramente Barichet; anche Démé ora lo riconosceva col suo barilotto al fianco.
Barichet esercitava la magia ed allontanava, con notturno magico rito, ladri, ladrerie e malefizi.
Démé quel giorno non andò su all’estremo alpeggio. Tornò in basso. Non bisognava rompere l’incanto.
La magia, arte occulta, va rispettata: ha anch’essa la sua legge e il suo costume.