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Rhododendron ferrugineum

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Data: 24/07/2026

Il rododendro rosso, o rosa delle Alpi (Rhododendron ferrugineum), appartiene alla famiglia delle Ericaceae ed è la specie tipo del genere Rhododendron; il nome specifico deriva dal colore ruggine delle scaglie che ricoprono la pagina inferiore delle foglie.

È un arbusto sempreverde tappezzante, alto generalmente tra 30cm e 100cm, fino a un massimo di 1,5m, con fusto legnoso molto ramificato e rami fragili eretti o ascendenti. Le foglie, addensate all'apice dei rami, sono ellittico-lanceolate, coriacee, verde scuro e lucide nella pagina superiore, punteggiate da scaglie color ruggine in quella inferiore. Fiorisce tra giugno e luglio, fino ad agosto alle quote più elevate: i fiori, tubuloso-campanulati, sono riuniti in racemi terminali di 6-12 elementi, con corolla lunga 1-2cm, generalmente rosa-rossa e più raramente bianca. Il frutto è una capsula ovoidale di 4-11mm che si apre in cinque valve a maturità.

Cresce su macereti, praterie d'altitudine, cenge e pendii a innevamento prolungato, con optimum su substrati silicei, nel sottobosco rado di larici (Larix decidua) e pini cembri (Pinus cembra) della fascia subalpina, spesso in consorzio con il mirtillo (Vaccinium myrtillus) e sui versanti freschi esposti a nord. È diffuso lungo l'intero arco alpino e nell'Appennino tosco-emiliano, oltre che su Pirenei e Giura, generalmente tra 1.600m e 2.800m di quota, con presenze occasionali anche più in basso.

Condivide il nome comune di rosa delle Alpi con Rhododendron hirsutum, dal quale si distingue per il substrato di crescita (acido anziché calcareo) e per l'assenza di peli sul margine fogliare; dove le due specie coesistono può formarsi l'ibrido Rhododendron × intermedium.

Le foglie sono state tradizionalmente impiegate come diaforetiche, diuretiche, depurative e antireumatiche; dalle galle prodotte sulla pianta dal fungo Exobasidium rhododendri si ricavava un unguento noto come "olio di marmotta", utilizzato contro i dolori reumatici. La pianta contiene tuttavia glucosidi tossici concentrati soprattutto nelle foglie: l'ingestione può causare disturbi gastrointestinali e, nei casi più gravi, alterazioni cardiocircolatorie, sia nell'uomo sia nel bestiame al pascolo. Il nettare e il miele che ne derivano non presentano di norma le stesse concentrazioni tossiche riscontrate in altre specie del genere, come Rhododendron ponticum.