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Ghiacciaio dei Forni

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Ultima visita: 07/09/2026

Accesso

Raggiungere Santa Caterina Valfurva e proseguire lungo la strada della Valle dei Forni fino al parcheggio presso il Rifugio dei Forni, verificandone preventivamente apertura e condizioni di transito. Dal parcheggio seguire la carrareccia diretta al Rifugio Cesare Branca, raggiungibile in circa 1h con 320m di dislivello, oppure percorrere il Sentiero glaciologico del Centenario, che attraversa l’apparato morenico e i torrenti proglaciali mediante passerelle e ponti sospesi. Osservare il ghiacciaio dai percorsi segnalati senza accedere alla superficie glaciale. Affrontare l’ingresso sui settori occidentale, centrale o orientale esclusivamente come itinerario alpinistico, con attrezzatura specifica e competenze adeguate alla presenza di crepacci, seracchi e torrenti subglaciali.

Introduzione

Il Ghiacciaio dei Forni si trova nell’alta Valfurva, nel settore lombardo del Parco Nazionale dello Stelvio, sul versante settentrionale del gruppo Ortles-Cevedale. Sviluppato alla testata della Valle dei Forni, raccoglie gli apporti nevosi provenienti dai versanti compresi tra la Punta San Matteo, il Pizzo Tresero, il Palon de la Mare e il Monte Vioz. È stato uno dei maggiori ghiacciai vallivi italiani, ma la progressiva frammentazione ha separato l’apparato nei settori occidentale, centrale e orientale. Il ghiacciaio è osservabile dai percorsi che collegano il Rifugio dei Forni al Rifugio Cesare Branca e dal Sentiero glaciologico del Centenario.

Descrizione

Il Ghiacciaio dei Forni occupa un bacino composito esposto prevalentemente a nord. La configurazione storica comprendeva tre bacini di alimentazione che confluivano in un’unica lingua valliva: il settore occidentale sotto la Punta San Matteo e il Pizzo Tresero, quello centrale ai piedi del Palon de la Mare e quello orientale verso il Monte Vioz. La seraccata centrale e le confluenze tra i diversi flussi costituivano gli elementi morfologici principali dell’apparato.

Fino al 2016 il ghiacciaio conservava una continuità superficiale sufficiente per essere considerato un unico corpo. Negli anni successivi l’assottigliamento del ghiaccio e l’ampliamento delle finestre rocciose hanno interrotto i collegamenti tra i bacini, determinando la separazione nei ghiacciai dei Forni occidentale, centrale e orientale. La denominazione tradizionale continua a essere utilizzata per indicare l’intero complesso, mentre la classificazione come singolo ghiacciaio vallivo descrive ormai soprattutto la configurazione storica.

Dall’inizio del Novecento la lingua principale si è ritirata di quasi 3km. Le morene laterali, le rocce montonate e le superfici recentemente liberate dal ghiaccio permettono di ricostruire le precedenti fasi di espansione. I controlli del 2024 hanno collocato le fronti a quote differenti: circa 2.515m per il settore centrale, 2.730m per quello occidentale e 2.835m per quello orientale. Nello stesso anno l’innevamento residuo risultava discontinuo anche nei bacini posti tra 3.000 e 3.300m.

Il Sentiero glaciologico del Centenario, realizzato nel 1995 in occasione dei cento anni del Comitato Glaciologico Italiano, attraversa il paesaggio proglaciale e documenta l’evoluzione dell’apparato attraverso morene, depositi, torrenti di fusione e rocce levigate. Le acque provenienti dal ghiacciaio alimentano il torrente Frodolfo, affluente dell’Adda.

Informazioni

Numero Catasto CGI: 507.1
Denominazione attuale: Ghiacciaio dei Forni occidentale, centrale e orientale
Tipologia storica: ghiacciaio vallivo
Forma: bacino composito
Alimentazione: diretta e da valanghe
Esposizione prevalente: nord
Quota massima del bacino: 3.678m
Quota massima del ghiacciaio: 3.639m
Quote minime rilevate nel 2024: 2.515m settore centrale; 2.730m settore occidentale; 2.835m settore orientale
Superficie riportata dal CGI: 10,71km²
Lunghezza massima riportata: 3.135m
Inclinazione media: 20°
Bacino idrografico: Frodolfo–Adda–Po
Stato evolutivo: forte regresso e frammentazione

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