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Il rifugio Quintino Sella al Felik
Partiti da Alessandria di buon ora (6.00) imbocchiamo la A26 in direzione Gravellona Toce e poi svincolo per Aosta. Usciamo a Point Saint Martin e, svoltando a destra cominciamo a risalire la valle del Lys in direzione Gressoney La Trinitè. Giunti qui si procediamo verso la localià Staffal. Parcheggiamo l'auto nel piazzale partenza impianti e prendiamo la funivia che ci porterà a Sant'Anna. Qui facciamo il cambio con la seggiovia che ci scaricherà sul colle del Bettaforca. Intanto si sono già fatte le 9.30. Giornata splendida e con noi arrivano anche un gruppo di ragazzi che provengono da Milano. Per loro è la prima volta che salgono al Quintino così come lo è per me e il Mic. Solito rito del "trucco". Crema solare e abbondante burro cacao sulle labbra. Qui siamo a 2.700 Mt. mentre l'arrivo è quasi a 3.600 Mt. e siamo in Agosto. E' opportuno non fare economia con le protezioni. C'è un bar sul Bettaforca. Meglio aggiungere ancora una bottiglia d'acqua alla nostra scorta stipata nelle borracce. Sul percorso non ci sono altri punti per gli approvigionamenti. Zaino in spalla, macchine fotografiche pronte a portata di mano, bastoncini impugnati e in marcia ! Il sentiero da imboccare e subito a destra scendendo dalla seggiovia, ben indicato dal solito cartello a fondo giallo indicante il n° 9. Se pensate di attraversare boschi per godervi l'ombra, scordatevelo. Il limite boschivo è ormai a 500 Mt. più in basso, quindi tutto il nostro percorso sarà sotto il sole. Siamo in marcia da circa mezz'ora, la stazione di arrivo della seggiovia è già scomparsa alla nostra vista, quando inaspettatamente, meraviglia davanti ai nostri occhi. Un branco di stambecchi, perlopiù femmine, con i loro cuccioli al seguito. Le macchine fotografiche cominciano a "sparare" a raffica e in ogni direzione. Monto anche il teleobbiettivo 75-300 mm. sulla mia Canon 300-D così da riprenderli un pò più da vicino. D'altronde sono quasi tutti giovanissimi e molto schivi, a differenza degli adulti che magari ti permettono qualche metro in più di avvicinamento. Presi dall'emozione, non ci rendiamo conto che abbiamo perso un buon quarto d'ora. Ripartiamo, seguendo i pallini gialli sulle rocce o gli ometti di pietra. La salita è dura, tutta su roccia e sfasciumi ma tutt'intorno il panorama merita di essere ammirato, e così fra sguardi di ammirazione, scatti fotografici, abbeveraggi, il tempo passa inesorabilmente senza che ce ne rendessimo conto. Ecco perchè la nostra salita è stata così lunga. Si arriva al colle della Bettolina. Piccola sosta per riprendere fiato ed energie (come se non ne avessimo fatte fin'ora!!!). Giungiamo finalmente all'inizio dei tratti attrezzati. Ci si arrampica tenendosi alle catene e con occhio sempre vigile siamo sulla cresta. Qui è un pò più agevole ma sia alla nostra destra che alla nostra sinistra i dirupi non ti permettono distrazioni. Ci si tiene al canapone che corre alla nostra sinistra. E' un pò basso, ma, anche se scomodo, tenersi a qual'cosa ti infonde sicurezza. In una piccola conca troviamo persino ancora un pò di neve. La attraversiamo senza difficoltà e subito dopo, sulla roccia, una targa di ottone ruba la mia attenzione. Ricorda una ragazza di quindici anni precipitata giù in basso un pò di anni prima. Penso per un istante a quel momento.... Deve essere stato tremendo. Una giornata partita all'insegna del divertimento, come stiamo facendo io e Mario, si trasforma in un attimo in un dramma al quale non c'è rimedio. Qui in cresta è meglio non fermarsi se si hanno delle persone al nostro seguito, perchè se volessero passarci davanti, lo spazio e molto risicato. Meglio tirare dritto. Comunque noi abbiamo lasciato passare un gruppo molto prima, in un punto dove lo si poteva fare senza pericoli, così ogni tanto mi fermo per guardare alla mia sinistra, dove scende l'imponente ghiacciaio di Verra e scrutando bene con il binocolo riesco anche ad intravedere la sagoma del rifugio Mezzalama. Siamo sulla passerella di legno e oltrepassandola superiamo l'ultima salita che ci porterà dritti dritti davanti al Quintino Sella. Sono oramai le 13.30 abbondanti quando io e Mario posiamo gli zaini a terra e con soddisfazione leggiamo la targa sulla facciata del rifugio: "CLUB ALPINO ITALIANO - SEZIONE DI BIELLA - NUOVA CAPANNA QUINTINO SELLA AL FELIK - MT. 3585". Controllo l'altimetro del mio gps. Mi conferma l'altitudine. Soddisfatissimi ci concediamo il consueto spuntimo, mentre ci godiamo il panorama tutt'intorno. La neve e il ghiaccio padroneggiano senza timore di sciogliersi, mentre alle spalle del rifugio si erge la sommità del Castore che domina il piccolo altopiano dove ci troviamo. Ovviamente scattiamo foto, anche con l'aiuto di altri escursionisti, così per farci riprendere io e Mario insieme. Sopraggiungono un pò di nubi, ahimè, tanto da coprire la vista delle cime intorno a noi, e tra queste anche il Cervino. Scende la temperatura, tanto da obbligarmi a tirar fuori dallo zaino la giacchetta estiva ed indossarla. Mario, seguendo il mio esempio si infila un maglione in più. Non abbiamo molto tempo per aspettare che si apra un pò il cielo. Abbiamo perso troppo tempo nella salita con le foto e sappiamo che dobbiamo essere al Bettaforca entro le 17.30. Poi la seggiovia e la funivia chiudono e arrivare in paese scendendo a piedi vorrebbe dire affrontare 1.100 Mt di dislivello in più arrivando all'autovettura inesorabilmente di sera e con fatica in più accumulata nelle gambe. Trascorsa così un'ora circa al rifugio, cominciamo la discesa. Annuvolamenti si alternano a sprazzi di sereno, mentre si alza un pò di vento che, sinceramente, in alcuni momenti è persino fastidioso. Mi si gelano le mani, quindi inforco i guanti e già che ci sono anche il cappellino invernale. Arriviamo alla stazione della seggiovia dieci minuti prima della chiusura. Sbarchiamo a Sant'Anna e saliamo sulla funivia che scende a Gressoney. E' l'ultima corsa, ma il manovratore ci avvisa che partiremo in ritardo. C'è ancora un gruppo dietro di noi. Hanno telefonato e disperati hanno chiesto e ottenuto di essere attesi. Meglio così. Il sole è riuscito ad avere la meglio su quelle poche nubi che in quota ci hanno raggelato, mi tolgo la giacchetta e io e il Mic ce lo godiamo nell'attesa. Bellissimo il Sella....... da ripetere !!!!Il rifugio Quintino Sella al Felik
Partiti da Alessandria di buon ora (6.00) imbocchiamo la A26 in direzione Gravellona Toce e poi svincolo per Aosta. Usciamo a Point Saint Martin e, svoltando a destra cominciamo a risalire la valle del Lys in direzione Gressoney La Trinitè. Giunti qui si procediamo verso la localià Staffal. Parcheggiamo l'auto nel piazzale partenza impianti e prendiamo la funivia che ci porterà a Sant'Anna. Qui facciamo il cambio con la seggiovia che ci scaricherà sul colle del Bettaforca. Intanto si sono già fatte le 9.30. Giornata splendida e con noi arrivano anche un gruppo di ragazzi che provengono da Milano. Per loro è la prima volta che salgono al Quintino così come lo è per me e il Mic. Solito rito del "trucco". Crema solare e abbondante burro cacao sulle labbra. Qui siamo a 2.700 Mt. mentre l'arrivo è quasi a 3.600 Mt. e siamo in Agosto. E' opportuno non fare economia con le protezioni. C'è un bar sul Bettaforca. Meglio aggiungere ancora una bottiglia d'acqua alla nostra scorta stipata nelle borracce. Sul percorso non ci sono altri punti per gli approvigionamenti. Zaino in spalla, macchine fotografiche pronte a portata di mano, bastoncini impugnati e in marcia ! Il sentiero da imboccare e subito a destra scendendo dalla seggiovia, ben indicato dal solito cartello a fondo giallo indicante il n° 9. Se pensate di attraversare boschi per godervi l'ombra, scordatevelo. Il limite boschivo è ormai a 500 Mt. più in basso, quindi tutto il nostro percorso sarà sotto il sole. Siamo in marcia da circa mezz'ora, la stazione di arrivo della seggiovia è già scomparsa alla nostra vista, quando inaspettatamente, meraviglia davanti ai nostri occhi. Un branco di stambecchi, perlopiù femmine, con i loro cuccioli al seguito. Le macchine fotografiche cominciano a "sparare" a raffica e in ogni direzione. Monto anche il teleobbiettivo 75-300 mm. sulla mia Canon 300-D così da riprenderli un pò più da vicino. D'altronde sono quasi tutti giovanissimi e molto schivi, a differenza degli adulti che magari ti permettono qualche metro in più di avvicinamento. Presi dall'emozione, non ci rendiamo conto che abbiamo perso un buon quarto d'ora. Ripartiamo, seguendo i pallini gialli sulle rocce o gli ometti di pietra. La salita è dura, tutta su roccia e sfasciumi ma tutt'intorno il panorama merita di essere ammirato, e così fra sguardi di ammirazione, scatti fotografici, abbeveraggi, il tempo passa inesorabilmente senza che ce ne rendessimo conto. Ecco perchè la nostra salita è stata così lunga. Si arriva al colle della Bettolina. Piccola sosta per riprendere fiato ed energie (come se non ne avessimo fatte fin'ora!!!). Giungiamo finalmente all'inizio dei tratti attrezzati. Ci si arrampica tenendosi alle catene e con occhio sempre vigile siamo sulla cresta. Qui è un pò più agevole ma sia alla nostra destra che alla nostra sinistra i dirupi non ti permettono distrazioni. Ci si tiene al canapone che corre alla nostra sinistra. E' un pò basso, ma, anche se scomodo, tenersi a qual'cosa ti infonde sicurezza. In una piccola conca troviamo persino ancora un pò di neve. La attraversiamo senza difficoltà e subito dopo, sulla roccia, una targa di ottone ruba la mia attenzione. Ricorda una ragazza di quindici anni precipitata giù in basso un pò di anni prima. Penso per un istante a quel momento.... Deve essere stato tremendo. Una giornata partita all'insegna del divertimento, come stiamo facendo io e Mario, si trasforma in un attimo in un dramma al quale non c'è rimedio. Qui in cresta è meglio non fermarsi se si hanno delle persone al nostro seguito, perchè se volessero passarci davanti, lo spazio e molto risicato. Meglio tirare dritto. Comunque noi abbiamo lasciato passare un gruppo molto prima, in un punto dove lo si poteva fare senza pericoli, così ogni tanto mi fermo per guardare alla mia sinistra, dove scende l'imponente ghiacciaio di Verra e scrutando bene con il binocolo riesco anche ad intravedere la sagoma del rifugio Mezzalama. Siamo sulla passerella di legno e oltrepassandola superiamo l'ultima salita che ci porterà dritti dritti davanti al Quintino Sella. Sono oramai le 13.30 abbondanti quando io e Mario posiamo gli zaini a terra e con soddisfazione leggiamo la targa sulla facciata del rifugio: "CLUB ALPINO ITALIANO - SEZIONE DI BIELLA - NUOVA CAPANNA QUINTINO SELLA AL FELIK - MT. 3585". Controllo l'altimetro del mio gps. Mi conferma l'altitudine. Soddisfatissimi ci concediamo il consueto spuntimo, mentre ci godiamo il panorama tutt'intorno. La neve e il ghiaccio padroneggiano senza timore di sciogliersi, mentre alle spalle del rifugio si erge la sommità del Castore che domina il piccolo altopiano dove ci troviamo. Ovviamente scattiamo foto, anche con l'aiuto di altri escursionisti, così per farci riprendere io e Mario insieme. Sopraggiungono un pò di nubi, ahimè, tanto da coprire la vista delle cime intorno a noi, e tra queste anche il Cervino. Scende la temperatura, tanto da obbligarmi a tirar fuori dallo zaino la giacchetta estiva ed indossarla. Mario, seguendo il mio esempio si infila un maglione in più. Non abbiamo molto tempo per aspettare che si apra un pò il cielo. Abbiamo perso troppo tempo nella salita con le foto e sappiamo che dobbiamo essere al Bettaforca entro le 17.30. Poi la seggiovia e la funivia chiudono e arrivare in paese scendendo a piedi vorrebbe dire affrontare 1.100 Mt di dislivello in più arrivando all'autovettura inesorabilmente di sera e con fatica in più accumulata nelle gambe. Trascorsa così un'ora circa al rifugio, cominciamo la discesa. Annuvolamenti si alternano a sprazzi di sereno, mentre si alza un pò di vento che, sinceramente, in alcuni momenti è persino fastidioso. Mi si gelano le mani, quindi inforco i guanti e già che ci sono anche il cappellino invernale. Arriviamo alla stazione della seggiovia dieci minuti prima della chiusura. Sbarchiamo a Sant'Anna e saliamo sulla funivia che scende a Gressoney. E' l'ultima corsa, ma il manovratore ci avvisa che partiremo in ritardo. C'è ancora un gruppo dietro di noi. Hanno telefonato e disperati hanno chiesto e ottenuto di essere attesi. Meglio così. Il sole è riuscito ad avere la meglio su quelle poche nubi che in quota ci hanno raggelato, mi tolgo la giacchetta e io e il Mic ce lo godiamo nell'attesa. Bellissimo il Sella....... da ripetere !!!!Il rifugio Quintino Sella
Monte Chaberton
E' la prima volta che scrivo sul sito, e per questo ho voluto inserire questa relazione di gita perchè mi è rimasta particolarmente impressa. Fin ora gite ne abbiamo fatte io e Mario, tutte bellissime, ma questa è stata particolare in quanto perchè salendo sulla cima abbiamo incontrato difficoltà che non mi sarei aspettato. Partiti da Alessandria, direzione autostrada per Torino e poi per Bardonecchia. Uscita a Salice d'Ulzio e poi in direzione Sestriere. Arrivati a Cesana Torinese si svolta a destra verso Claviere. Lasciamo l'auto subito dopo l'abitato svoltando a destra una volta passata l'antico posto di frontiera. Ci avventuriamo nel bel lariceto, facendo attenzione alle indicazioni per lo Chaberton, ma siamo in territorio Francese e qui non sono come da noi, non tanto per la lingua, ma solo per il fatto che i cartelli sono rari e non riportano il numero del segnavia. Comunque superato il bosco ci ritroviamo in un bel pianoro erboso, dove vediamo alla nostra sinistra gli impianti di risalita di Monginevro, mentre alla nostra destra ci inerpichiamo verso il colle dello Chaberton. Salendo incontriamo il primo nevaio a circa 2.500 Mt. di altitudine. E' qui che comincia a materializzarsi nella mia testa il pensiero che, forse, incontreremo ancora neve sul cammino. Arriviamo sul colle dello Chaberton. Il cielo è limpido solo con qualche nuvola all'orizzonte, ma il vento che spira è abbastanza fastidioso. Tiriamo un pò il fiato per mezz'ora circa. Con noi altre persone ma, tutto sommato, non siamo in molti. Ripartiamo , pensando che ormai abbiamo gli ultimi 400 mt. di dislivello da superare. Purtroppo sono stati proprio quest'ultimi i più difficoltosi. Il sentiero , o meglio la mulattiera, è ancora coperta di neve abbondante e in molti tratti scompare alla nostra vista. Decidiamo quindi per una salita diretta sul fianco (con molta pendenza) della montagna, aggirando tutti i cumuli di nevai e passando sul pietrisco che ad ogni nostro passo scivola irrimediabilmente all'indietro, riducendo il nostro passo alla metà. Dopo tre ore finalmente raggiungiamo la vetta. La cupola del monte è ancora coperta di neve, ma c'è anche del posto sgombro. Lasciamo gli zaini a terra e ci concediamo un meritato riposo e uno spuntino. Mario vaga tra i ruderi dell'antico forte, mentre io mi crogiolo al sole sui 3100 mt. dello Chaberton, anzi mi addormento proprio, ma prima una bella lavata di faccia con crema di protezione solare. Al mio risveglio le foto di rito e poi cominciamo la discesa, sempre nello stesso modo in cui siamo saliti. Una giovane coppia ci chiede assistenza per la discesa, perchè anche loro non hanno idea da dove passare. Li guardo un pò perplesso: indossano jeans, scarpe basse da ginnastica e non hanno bastoncini da trekking. Come abbiano fatto a salire fin quassù per me è un mistero, e con quell'abbigliamento peraltro !!!! I jeans per le escursioni in montagna sono una tortura, mentre le scarpe da ginnastica sulla neve e su tutto quel pietrisco....... Comunque scendiamo tutti e quattro. Le ginocchia le sollecitiamo allo stremo mentre l'acido lattico accumulato nei muscoli delle gambe ci costringe a soste sempre più frequenti. Erano anni che non provavo dei dolori simili, nemmeno mettendo gli sci o arrampicandomi chissà dove. Arriviamo a Claviere alle sette di sera e al primo bar aperto ci infiliamo dentro a dissetarci, perchè le scorte di acqua sono ormai finite. Ripartiamo alla volta di Alessandria, ma il giorno seguente le gambe reclamano vendetta !!! Un consiglio: Se volete farvi lo Chaberton fatelo tra Luglio e Settembre così da non trovare più neve. Io e Mario l'abbiamo affrontato a metà Giugno, ma il 2012 è stato generoso con le precipitazioni nevose e quando siamo arrivati lì la neve non era del tutto sciolta. Se volete farlo nel periodo come lo abbiamo fatto noi, portatevi almeno i ramponi !!!Il rifugio Quintino Sella al Felik
Partiti da Alessandria di buon ora (6.00) imbocchiamo la A26 in direzione Gravellona Toce e poi svincolo per Aosta. Usciamo a Point Saint Martin e, svoltando a destra cominciamo a risalire la valle del Lys in direzione Gressoney La Trinitè. Giunti qui si procediamo verso la localià Staffal. Parcheggiamo l'auto nel piazzale partenza impianti e prendiamo la funivia che ci porterà a Sant'Anna. Qui facciamo il cambio con la seggiovia che ci scaricherà sul colle del Bettaforca. Intanto si sono già fatte le 9.30. Giornata splendida e con noi arrivano anche un gruppo di ragazzi che provengono da Milano. Per loro è la prima volta che salgono al Quintino così come lo è per me e il Mic. Solito rito del "trucco". Crema solare e abbondante burro cacao sulle labbra. Qui siamo a 2.700 Mt. mentre l'arrivo è quasi a 3.600 Mt. e siamo in Agosto. E' opportuno non fare economia con le protezioni. C'è un bar sul Bettaforca. Meglio aggiungere ancora una bottiglia d'acqua alla nostra scorta stipata nelle borracce. Sul percorso non ci sono altri punti per gli approvigionamenti. Zaino in spalla, macchine fotografiche pronte a portata di mano, bastoncini impugnati e in marcia ! Il sentiero da imboccare e subito a destra scendendo dalla seggiovia, ben indicato dal solito cartello a fondo giallo indicante il n° 9. Se pensate di attraversare boschi per godervi l'ombra, scordatevelo. Il limite boschivo è ormai a 500 Mt. più in basso, quindi tutto il nostro percorso sarà sotto il sole. Siamo in marcia da circa mezz'ora, la stazione di arrivo della seggiovia è già scomparsa alla nostra vista, quando inaspettatamente, meraviglia davanti ai nostri occhi. Un branco di stambecchi, perlopiù femmine, con i loro cuccioli al seguito. Le macchine fotografiche cominciano a "sparare" a raffica e in ogni direzione. Monto anche il teleobbiettivo 75-300 mm. sulla mia Canon 300-D così da riprenderli un pò più da vicino. D'altronde sono quasi tutti giovanissimi e molto schivi, a differenza degli adulti che magari ti permettono qualche metro in più di avvicinamento. Presi dall'emozione, non ci rendiamo conto che abbiamo perso un buon quarto d'ora. Ripartiamo, seguendo i pallini gialli sulle rocce o gli ometti di pietra. La salita è dura, tutta su roccia e sfasciumi ma tutt'intorno il panorama merita di essere ammirato, e così fra sguardi di ammirazione, scatti fotografici, abbeveraggi, il tempo passa inesorabilmente senza che ce ne rendessimo conto. Ecco perchè la nostra salita è stata così lunga. Si arriva al colle della Bettolina. Piccola sosta per riprendere fiato ed energie (come se non ne avessimo fatte fin'ora!!!). Giungiamo finalmente all'inizio dei tratti attrezzati. Ci si arrampica tenendosi alle catene e con occhio sempre vigile siamo sulla cresta. Qui è un pò più agevole ma sia alla nostra destra che alla nostra sinistra i dirupi non ti permettono distrazioni. Ci si tiene al canapone che corre alla nostra sinistra. E' un pò basso, ma, anche se scomodo, tenersi a qual'cosa ti infonde sicurezza. In una piccola conca troviamo persino ancora un pò di neve. La attraversiamo senza difficoltà e subito dopo, sulla roccia, una targa di ottone ruba la mia attenzione. Ricorda una ragazza di quindici anni precipitata giù in basso un pò di anni prima. Penso per un istante a quel momento.... Deve essere stato tremendo. Una giornata partita all'insegna del divertimento, come stiamo facendo io e Mario, si trasforma in un attimo in un dramma al quale non c'è rimedio. Qui in cresta è meglio non fermarsi se si hanno delle persone al nostro seguito, perchè se volessero passarci davanti, lo spazio e molto risicato. Meglio tirare dritto. Comunque noi abbiamo lasciato passare un gruppo molto prima, in un punto dove lo si poteva fare senza pericoli, così ogni tanto mi fermo per guardare alla mia sinistra, dove scende l'imponente ghiacciaio di Verra e scrutando bene con il binocolo riesco anche ad intravedere la sagoma del rifugio Mezzalama. Siamo sulla passerella di legno e oltrepassandola superiamo l'ultima salita che ci porterà dritti dritti davanti al Quintino Sella. Sono oramai le 13.30 abbondanti quando io e Mario posiamo gli zaini a terra e con soddisfazione leggiamo la targa sulla facciata del rifugio: "CLUB ALPINO ITALIANO - SEZIONE DI BIELLA - NUOVA CAPANNA QUINTINO SELLA AL FELIK - MT. 3585". Controllo l'altimetro del mio gps. Mi conferma l'altitudine. Soddisfatissimi ci concediamo il consueto spuntimo, mentre ci godiamo il panorama tutt'intorno. La neve e il ghiaccio padroneggiano senza timore di sciogliersi, mentre alle spalle del rifugio si erge la sommità del Castore che domina il piccolo altopiano dove ci troviamo. Ovviamente scattiamo foto, anche con l'aiuto di altri escursionisti, così per farci riprendere io e Mario insieme. Sopraggiungono un pò di nubi, ahimè, tanto da coprire la vista delle cime intorno a noi, e tra queste anche il Cervino. Scende la temperatura, tanto da obbligarmi a tirar fuori dallo zaino la giacchetta estiva ed indossarla. Mario, seguendo il mio esempio si infila un maglione in più. Non abbiamo molto tempo per aspettare che si apra un pò il cielo. Abbiamo perso troppo tempo nella salita con le foto e sappiamo che dobbiamo essere al Bettaforca entro le 17.30. Poi la seggiovia e la funivia chiudono e arrivare in paese scendendo a piedi vorrebbe dire affrontare 1.100 Mt di dislivello in più arrivando all'autovettura inesorabilmente di sera e con fatica in più accumulata nelle gambe. Trascorsa così un'ora circa al rifugio, cominciamo la discesa. Annuvolamenti si alternano a sprazzi di sereno, mentre si alza un pò di vento che, sinceramente, in alcuni momenti è persino fastidioso. Mi si gelano le mani, quindi inforco i guanti e già che ci sono anche il cappellino invernale. Arriviamo alla stazione della seggiovia dieci minuti prima della chiusura. Sbarchiamo a Sant'Anna e saliamo sulla funivia che scende a Gressoney. E' l'ultima corsa, ma il manovratore ci avvisa che partiremo in ritardo. C'è ancora un gruppo dietro di noi. Hanno telefonato e disperati hanno chiesto e ottenuto di essere attesi. Meglio così. Il sole è riuscito ad avere la meglio su quelle poche nubi che in quota ci hanno raggelato, mi tolgo la giacchetta e io e il Mic ce lo godiamo nell'attesa. Bellissimo il Sella....... da ripetere !!!!No results
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