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Parco delle Foreste Casentinesi

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Ultima visita: 02/04/2026

Accesso

Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna è raggiungibile da entrambi i versanti appenninici. Dal versante romagnolo (Emilia-Romagna) si accede tramite l'autostrada A14 Bologna–Rimini con uscite a Faenza, Forlì o Cesena, proseguendo poi verso le valli interne attraverso la strada statale SS67 e le strade provinciali verso Bagno di Romagna, Santa Sofia, Premilcuore e Tredozio. Dal versante toscano si accede tramite l'autostrada A1 Milano–Roma con uscita a Barberino del Mugello per i comuni di Londa e San Godenzo tramite la strada statale SS67 del Passo della Futa, o con uscita a Firenze proseguendo per la SS67 verso il Mugello; l'uscita di Arezzo serve invece il Casentino, da cui si raggiungono Bibbiena, Poppi, Pratovecchio Stia e Chiusi della Verna lungo la strada statale SS71 dell'Umbria. La sede dell'Ente Parco si trova a Pratovecchio (AR), in Palazzo Vigiani via Guido Brocchi 7. L'ente gestisce undici centri visita distribuiti su entrambi i versanti; sul versante romagnolo i principali si trovano a Bagno di Romagna, Santa Sofia, Premilcuore, Tredozio e Corniolo; sul versante toscano a Camaldoli, Poppi e Chiusi della Verna. Il versante toscano è servito dalla ferrovia Trenitalia (TI) della linea Arezzo–Pratovecchio-Stia, con stazioni a Bibbiena, Poppi, Pratovecchio e Stia. La rete sentieristica del parco si sviluppa per oltre 600km, percorribili a piedi, in mountain bike, a cavallo e, in inverno, con le ciaspole.

Introduzione

Il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna si estende lungo la dorsale appenninica tosco-romagnola, al confine tra Toscana ed Emilia-Romagna, nelle province di Arezzo, Firenze e Forlì-Cesena, per una superficie di 364,26 km². Istituito con Decreto del Presidente della Repubblica del 12 luglio 1993 e attivo nella sua configurazione definitiva dal 1993, è il parco nazionale con la maggiore percentuale di copertura forestale in Italia, con circa l'85% della superficie coperta da boschi. Al suo interno si trovano le Foreste Demaniali Casentinesi, la Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino — prima riserva integrale istituita in Italia nel 1959 — e cinque riserve naturali biogenetiche. Dal 7 luglio 2017 la Riserva di Sasso Fratino e le faggete vetuste del parco sono incluse nel Patrimonio dell'Umanità UNESCO nell'ambito del sito transnazionale "Foreste di faggi primarie e antiche dei Carpazi e di altre regioni d'Europa". Dal 2015 il parco è insignito del Diploma Wilderness dell'European Wilderness Society ed è incluso nella Green List IUCN dall'aprile 2021.

Descrizione

Il territorio del parco si sviluppa lungo circa 20km di crinale appenninico, con caratteri morfologici marcatamente asimmetrici tra i due versanti. Il versante romagnolo è ripido e solcato da vallate strette e parallele — le valli del Bidente, del Rabbi e dei loro affluenti — che scendono bruscamente verso la Pianura Padana; il versante toscano è più dolce e articolato, con le valli degli affluenti dell'Arno — il Casentino, ovvero l'alta valle dell'Arno, e il Mugello — che scendono verso fondovalle ampi e densamente abitati. Le quote oscillano tra i circa 400m dei fondovalle e i 1.658m del Monte Falco, vetta più alta del parco, al confine tra Toscana ed Emilia-Romagna. Le rocce prevalenti sono arenarie e marne della Formazione del Macigno e del Flysch di tipo ligure, caratteristiche dell'Appennino settentrionale; le eccezioni calcaree sono significative nel settore meridionale, dove il Monte Penna — su cui sorge il Santuario della Verna — è un massiccio calcareo di morfologia del tutto diversa rispetto al resto del parco.

La copertura forestale è il tratto dominante e identitario del parco. La faggeta (Fagus sylvatica) è la formazione più estesa, presente dal versante romagnolo — dove scende fino a quote relativamente basse — alle sommità toscane, spesso mista ad acero montano (Acer pseudoplatanus) e frassino (Fraxinus excelsior). Le foreste di abete bianco (Abies alba) e abete rosso (Picea abies) caratterizzano le Foreste Demaniali di Campigna e della Lama, rimaste integre per secoli sotto la gestione dei monaci camaldolesi prima e delle amministrazioni forestali granducali poi; i fusti di questi abeti fornirono per secoli il legname più pregiato per le navi delle Repubbliche Marinare e per i cantieri delle grandi opere architettoniche toscane, tra cui l'Opera del Duomo di Firenze. Nelle aree più calde del versante toscano compaiono boschi misti di latifoglie con roverella (Quercus pubescens), cerro (Quercus cerris), carpino nero (Ostrya carpinifolia) e castagno (Castanea sativa), con estesi castagneti da frutto tradizionali. La Riserva Naturale Integrale di Sasso Fratino — 764 ettari di foresta vetusta su versanti con pendii fino alla verticalità — è rigorosamente interdetta all'accesso: vi sono stati censiti 554 specie di funghi superiori, 102 specie di licheni, 66 specie di muschi e 27 specie di felci, con faggi longevi di oltre 500 anni di età tra i più antichi d'Europa. L'area circostante di circa 6.942 ha, anch'essa inclusa nel riconoscimento UNESCO, è percorribile tramite sentieri. La flora vascolare complessiva del parco conta oltre 1.000 specie erbacee e 48 specie arboree e arbustive, con fioriture primaverili spettacolari di cardamine, bucaneve, scilla e coridali nel sottobosco delle faggete prima del dispiegamento del fogliame.

La fauna è di eccezionale ricchezza e varietà. La popolazione di lupo appenninico (Canis lupus italicus) — distribuita in circa 9 branchi per un totale stimato intorno alle 100 unità — è la più importante dell'Appennino settentrionale. Il cervo (Cervus elaphus) conta oltre 2.000 esemplari, censiti annualmente al bramito in settembre; daino (Dama dama), capriolo (Capreolus capreolus), cinghiale (Sus scrofa) e muflone completano il quadro degli ungulati. Il gatto selvatico (Felis silvestris) è presente nelle zone più integre. L'avifauna comprende circa un centinaio di specie nidificanti: il picchio nero (Dryocopus martius), assente prima dell'istituzione del parco, ha colonizzato il territorio a partire dal 2000; l'aquila reale (Aquila chrysaetos) sorvola l'intera area; il re di quaglie (Crex crex), specie di interesse comunitario in forte declino, nidifica nei prati di alta quota. La salamandra pezzata (Salamandra salamandra) e il gambero di fiume (Austropotamobius pallipes) — specie protetta fortemente indicatrice di qualità delle acque — abitano rispettivamente i boschi umidi e i torrenti del parco.

Il territorio porta le tracce di millenni di frequentazione umana e spirituale. Le Foreste Casentinesi erano già note nell'antichità: i Celti e poi gli Etruschi vi lasciarono tracce, tra cui il Lago degli Idoli ai piedi del Monte Falterona, che fu il più importante sito di culto etrusco dell'Appennino tosco-romagnolo con migliaia di ex voto recuperati. L'Eremo di Camaldoli, fondato nel 1012 da San Romualdo da Ravenna — che vi stabilì le basi dell'Ordine dei Monaci Camaldolesi — e il relativo monastero sono rimasti per secoli i custodi e gestori di queste foreste, garantendone la sopravvivenza fino all'epoca moderna; l'antica farmacia del monastero conserva ancora alambicchi, mortai e testi provenienti dal laboratorio galenico dei monaci. Il Santuario della Verna, sul Monte Penna (1.283m), fu donato da Orlando Cattani da Chiusi a San Francesco d'Assisi nel 1213 come luogo di eremitaggio: qui nel settembre 1224 avvenne il miracolo delle stimmate, ricordato da Dante nel Paradiso; il santuario è tuttora meta di un pellegrinaggio ininterrotto. La Cascata dell'Acquacheta, nel comune di San Benedetto in Alpe, con un salto di circa 70m fu descritta da Dante nel XVI canto dell'Inferno — "come quel fiume c'ha proprio cammino / prima dal Monte Viso inver' levante / [...] rimbomba là sovra San Benedetto / de l'Alpe" — ed è il più celebre riferimento dantesco a un luogo fisico dell'Appennino tosco-romagnolo. La Diga di Ridracoli, nel comune di Bagno di Romagna, è il principale bacino idrico della Romagna, con una struttura ad arco-gravità di 103m di altezza.

Nel 2015 il parco ha ottenuto il Diploma Wilderness della European Wilderness Society, riconoscimento per le aree con il più alto grado di naturalità in Europa, e ha aderito alla Carta Europea del Turismo Sostenibile. L'Alta Via dei Parchi e il Sentiero delle Foreste Sacre — percorso di oltre 100km che collega il versante romagnolo al Santuario della Verna attraverso le foreste del parco — sono i principali itinerari di lunga percorrenza.

Informazioni

Dati generali

Tipologia: Parco Nazionale; Patrimonio dell'Umanità UNESCO (dal 2017, faggete vetuste e Riserva di Sasso Fratino); Diploma Wilderness European Wilderness Society (dal 2015); Green List IUCN (dal 2021); Diploma Europeo Aree Protette — Riserva di Sasso Fratino (dal 1985)
Anno di istituzione: 1993 (D.P.R. 12 luglio 1993; G.U. Serie Generale n. 186 del 10 agosto 1993); prima Riserva Integrale Sasso Fratino: 1959; Patrimonio UNESCO faggete vetuste: 7 luglio 2017
Organismo di gestione: Ente Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna
Ente di riferimento: Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica
Superficie: 364,26 km²
Altitudine minima: ~400m
Altitudine massima: 1.658m
Maggior elevazione: 1.658m – Monte Falco (Bagno di Romagna FC / confine AR)
Regione/i: Emilia-Romagna · Toscana
Province: Arezzo · Firenze · Forlì-Cesena
Comuni interessati: Bagno di Romagna – Portico e San Benedetto – Premilcuore – Santa Sofia – Tredozio (FC) · Bibbiena – Chiusi della Verna – Poppi – Pratovecchio Stia (AR) · Londa – San Godenzo (FI)
Sito web ufficiale: https://www.parcoforestecasentinesi.it

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