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Noshaq

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Ultima visita: 10/04/2026

Accesso

Il Noshaq è una vetta alpinistica pura, priva di vie escursionistiche. Tutti gli itinerari richiedono esperienza in ambiente glaciale e alta quota, conoscenza delle tecniche alpinistiche di base su misto neve e roccia e capacità di gestire le condizioni d'alta quota caratteristiche dell'Hindu Kush: vento intenso, sbalzi termici marcati e periodi di bel tempo brevi. La via normale, la cresta ovest, è la più percorsa: non presenta difficoltà alpinistiche estreme nella sua parte inferiore, ma include un tratto tecnico in roccia compreso tra 6.400m e 6.700m dove sono presenti corde fisse. Tutte le vie prevedono l'allestimento di più campi in quota a partire dal campo base. La stagione favorevole è compresa tra luglio e agosto.

Vie di salita estive

» da Ishkashim / Qazi Deh, versante Afghanistan (ca. 4.660m) – cresta ovest – PD – (ca. 2.800mD+) (via normale)

» da ghiacciaio Qadzi Deh, versante Pakistan (ca. 4.700m) – cresta sud-est – PD – (ca. 2.800mD+) (via della prima ascensione 1960)

Introduzione

Il Noshaq (7.492m), noto anche come Nowshak o Nowshakh, è la montagna più alta dell'Afghanistan e il secondo punto culminante dell'Hindu Kush dopo il Tirich Mir (7.708m). Si erge lungo la Linea Durand, il confine tra Afghanistan e Pakistan, nell'estremo angolo nord-orientale del paese, in corrispondenza della provincia afghana di Badakhshan, nel Corridoio del Wakhan. Il versante settentrionale e quello occidentale appartengono all'Afghanistan, mentre i versanti meridionale e orientale ricadono nel territorio pachistano del Khyber Pakhtunkhwa. Il Noshaq è inoltre il punto più occidentale tra tutti i settemila del pianeta. La montagna fu raggiunta per la prima volta il 17 agosto 1960 da Toshiaki Sakai e Goro Iwatsubo, nell'ambito di una spedizione giapponese guidata dal professor Yajiro Sakato, che salirono dalla cresta sud-est sul versante pakistano. La prima ascensione invernale, compiuta il 13 febbraio 1973 da Tadeusz Piotrowski e Andrzej Zawada nell'ambito di una spedizione polacca, rappresentò un evento di portata storica per l'alpinismo mondiale: fu la prima volta in assoluto che un settemila veniva raggiunto nella stagione invernale. Il nome Noshaq deriva dal dari نوشاخ (Nowshākh), traducibile come "nuovo corno", con riferimento alla morfologia della cresta principale.

Descrizione

Il Noshaq si colloca nell'Hindu Kush orientale, il tratto della catena caratterizzato dalle quote più elevate e dalla maggiore concentrazione di settemila: un asse di circa cento chilometri che comprende, oltre al Noshaq, il Tirich Mir e l'Istor-o-Nal (7.403m). La struttura portante dell'Hindu Kush è il prodotto della collisione tra la placca indiana e quella eurasiatica, avviata circa cinquanta milioni di anni fa, lo stesso processo tettonico che ha generato l'Himalaya e il Karakorum. Il sistema è geologicamente ancora attivo: la regione è tra le più sismicamente instabili dell'Asia centrale, con ipocentri frequenti a profondità comprese tra 160 e 225 chilometri. Le rocce affioranti sul Noshaq sono prevalentemente gneiss e graniti metamorfici, con intercalazioni di scisti, prodotto delle intense pressioni generate dalla convergenza delle placche. La morfologia della vetta è quella di una piramide rocciosa a più creste, con versanti prevalentemente glaciali sui lati nord e ovest e pareti miste su quelli sud e est. Dal massiccio si dipartono diversi ghiacciai; tra i principali, il Qadzi Deh che alimenta il versante pakistano e i ghiacciai che scendono verso la valle del Wakhan sul lato afghano. Alle quote inferiori, le valli prossime al massiccio ospitano una flora adattata al clima arido-montano dell'Hindu Kush orientale, con comunità di erbe perenni e arbusti nelle zone riparate, mentre la fauna include il leopardo delle nevi (Panthera uncia), l'ibex (Capra ibex), il marco polo (Ovis ammon polii) e diverse specie di rapaci tra cui l'aquila reale (Aquila chrysaetos) e l'avvoltoio himalayano (Gyps himalayensis).

La storia alpinistica del Noshaq è strettamente intrecciata con quella dell'Afghanistan del secondo dopoguerra, quando la relativa stabilità politica del paese aprì per la prima volta le sue montagne alle spedizioni internazionali. La prima ascensione avvenne il 17 agosto 1960: Toshiaki Sakai e Goro Iwatsubo, appartenenti a una spedizione giapponese guidata dal professor Yajiro Sakato, raggiunsero la vetta percorrendo la cresta sud-est dal ghiacciaio Qadzi Deh sul versante pakistano. Negli anni successivi la montagna attrasse diverse spedizioni, in particolare polacche, che avevano sviluppato nell'Hindu Kush un terreno privilegiato di sperimentazione alpinistica. Fu proprio nell'ambito di questa tradizione che maturò l'impresa più significativa nella storia del Noshaq: la prima ascensione invernale. Il 13 febbraio 1973, Tadeusz Piotrowski e Andrzej Zawada, nell'ambito della spedizione invernale del Club Alpino di Varsavia con campo base a Put Ghar (3.450m), raggiunsero la cima dopo un tentativo durato diciassette ore, partendo dal campo IV a circa 6.200m. Le temperature registrate durante la spedizione scesero fino a -50°C, con venti di intensità estrema. L'impresa stabilì un primato assoluto: nessun alpinista aveva mai raggiunto una vetta di settemila metri in condizioni invernali. Zawada, che avrebbe poi diretto la prima invernale dell'Everest nel 1980, considerò il Noshaq l'esperimento fondativo dell'alpinismo invernale ad alta quota, una dimostrazione che condizioni meteorologiche fino ad allora ritenute insuperabili erano affrontabili con preparazione adeguata. Nel 1970, prima della invernale polacca, una spedizione austriaca dell'Akademischer Alpenklub Innsbruck aveva compiuto la prima discesa sciistica dalla vetta, cui aveva partecipato il meteorologo Karl Gabl. L'accessibilità della montagna subì un'interruzione prolungata dopo il 1979, quando l'invasione sovietica dell'Afghanistan trasformò le zone circostanti in teatro di conflitto armato, con disseminazione di mine terrestri nelle valli d'accesso. Il Noshaq rimase di fatto inaccessibile per circa trent'anni. La riapertura, avvenuta intorno al 2009, coincise con le prime ascensioni da parte di alpinisti afghani: in quell'anno Malang, Afiat Khan, Gurg Ali e Amruddin raggiunsero la vetta, primi cittadini afghani a completare l'ascensione. Il 10 agosto 2018 Hanifa Yousoufi, nell'ambito di una spedizione dell'organizzazione Ascend Athletics, realizzò la prima ascensione femminile da parte di una cittadina afghana, evento ampiamente documentato a livello internazionale.

Il toponimo Noshaq / Nowshak deriva dal dari نوشاخ, interpretabile come "nuovo corno", con riferimento alla cresta principale della vetta. Il Corridoio del Wakhan, nel quale si inserisce il settore afghano della montagna, è una lingua di territorio lunga e stretta che si protende verso nordest fino al confine con la Cina, separando il Tagikistan dal Pakistan. Questo corridoio fu definito dagli accordi anglo-russi del 1895 come zona cuscinetto tra l'impero zarista e quello britannico, in un contesto geopolitico noto come il Grande Gioco. La popolazione locale è costituita principalmente dai Wakhi, gruppo etnico di lingua iranica e fede ismailita, insediata da oltre duemila anni tra agricoltura d'alta quota e pastorizia nomade. Le montagne dell'Hindu Kush, storicamente percepite come barriera e via di transito — Alessandro Magno attraversò la catena nella primavera del 329 a.C. dirigendosi verso l'Indo — hanno rappresentato per secoli un confine culturale e militare tra Asia centrale e subcontinente indiano.

L'accesso alla vetta era, prima del 1979, relativamente agevole per spedizioni organizzate. La riapertura del 2009 ha reso nuovamente percorribile l'avvicinamento dal versante afghano, con partenza da Ishkashim e progressione lungo il Corridoio del Wakhan fino al campo base a circa 4.660m, raggiungibile con tre giorni di trekking dalla pista carrozzabile. Il versante pakistano, più remoto, si raggiunge risalendo i ghiacciai Tirich inferiore e superiore dalla regione di Chitral. In entrambi i casi l'accesso richiede permessi e la presenza di un liaison officer. La stagione alpinistica si concentra tra luglio e agosto; le finestre di bel tempo sono brevi e i venti intensi possono rendere le quote superiori a 6.000m percorribili solo in periodi limitati.

Appoggi

Nessun rifugio presente nell'area. Le spedizioni allestiscono autonomamente i campi in quota a partire dal campo base.

Informazioni

Dati generali

Quota: 7.492m
Nome alternativo: Nowshak, Nowshakh, Noshakh
Gruppo montuoso: Hindu Kush orientale
Catena: Hindu Kush
Tipologia: cima isolata / piramide a più creste
Area protetta: nessuna
Prima ascensione: 17 agosto 1960
Primi salitori: Toshiaki Sakai, Goro Iwatsubo (spedizione giapponese, dir. prof. Yajiro Sakato)
Prima ascensione invernale: 13 febbraio 1973
Primi salitori in invernale: Tadeusz Piotrowski, Andrzej Zawada (spedizione polacca, Club Alpino di Varsavia)
Libro di vetta: non presente
Comune/i: Ishkashim (provincia di Badakhshan, Afghanistan) / Chitral (Khyber Pakhtunkhwa, Pakistan)
Valle/i: Corridoio del Wakhan (Afghanistan) / alta valle Tirich (Pakistan)
Difficoltà alpinistica: PD (via normale cresta ovest)
Dislivello medio: ca. 2.800m dal campo base (ca. 4.660m)
Periodo consigliato: luglio–agosto
Esposizione prevalente: O (via normale) / SE (via prima ascensione)
Presenza ghiacciai: sì
Presenza tratti attrezzati: sì (corde fisse tra 6.400m e 6.700m sulla via normale)

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