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Parco delle Dolomiti Bellunesi

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Ultima visita: 07/04/2026

Accesso

Il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi ha due porte d'accesso principali: Belluno a nord e Feltre a sud. Belluno è raggiungibile da Venezia e Mestre percorrendo l'autostrada A27 Venezia–Pian di Vedòia, proseguendo poi sulla strada statale SS51 fino a Ponte nelle Alpi e quindi sulla strada statale SS50 verso Belluno; da chi viene da Padova il percorso è sull'autostrada A4 Milano–Venezia fino a Mestre e poi A27. Feltre è raggiungibile da Vicenza tramite l'autostrada A31 Val d'Astico con uscita a Dueville, proseguendo sulla strada statale SS47 della Valsugana fino a Primolano e poi sulla SS50 verso Feltre; da Trento si segue la SS47 superstrada della Valsugana. Dal Friuli e dal confine sloveno si percorre l'A4 poi l'A27 per Belluno; da Cortina d'Ampezzo e dall'Austria si scende lungo la SS51 per Belluno. La sede dell'Ente Parco si trova a Feltre (BL), in piazzale Zancanaro 1. Tre sono i centri visitatori principali: a Pedavena ("Il sasso nello stagno"), a Valle Imperina (museo della geologia e delle attività minerarie), e la Riserva Naturale di Vincheto di Cellarda. Il Museo Etnografico della Provincia di Belluno e del Parco si trova a Serravella di Cesiomaggiore. Le principali valli d'accesso all'interno del parco sono la Valle del Mis (percorsa dalla strada provinciale n. 2), la Val Canzoi, la Valle dell'Ardo e la Val Prampèr; la strada statale SS203 Agordina risale il basso Cordevole verso Agordo. Feltre e Belluno sono servite dalla linea ferroviaria Padova–Montebelluna–Feltre–Belluno–Calalzo di Trenitalia (TI), che consente anche il trasporto biciclette. I comuni del parco sono collegati tra loro dalla rete di autobus Dolomitibus.

Introduzione

Il Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi si estende nel settore centro-meridionale della provincia di Belluno, in Veneto, tra il solco vallivo del torrente Cismon a ovest e quello del fiume Piave a est, con propaggini verso il bacino del Maè a nord e il basso Agordino a sud. Istituito con Decreto Ministeriale del 20 aprile 1990 — pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 2 giugno 1990 — e ampliato con la nuova perimetrazione del D.P.R. del 9 gennaio 2008, copre una superficie di 315,12 km² interamente compresa nella provincia di Belluno, distribuita su quindici comuni. Il parco si colloca al margine meridionale dell'area dolomitica e dal 2009 è incluso nella sezione "Pale di San Martino – San Lucano – Dolomiti Bellunesi – Vette Feltrine" del sito seriale delle Dolomiti, riconosciuto Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO. Si sviluppa tra i 412m di quota minima e i 2.565m della Schiara, con una varietà di ambienti che spazia dagli ambiti ripariali di fondovalle alle pareti rocciose dolomiticke di alta quota, attraverso boschi di latifoglie, foreste di conifere, brughiere subalpine e macereti. Il simbolo del parco è la Campanula morettiana, campanula endemica delle Dolomiti.

Descrizione

I gruppi montuosi inclusi nel parco si sviluppano da nord-ovest a sud-est secondo la tipica struttura delle Dolomiti meridionali: le Alpi Feltrine con le Vette di Feltre, il Cimonega, il Pizzocco, il Brendol e le Agnelezze; i Monti del Sole e il Feruch; la Schiara (2.565m, quota massima) e la Talvéna (2.542m); il Prampèr e lo Spiz di Mezzodì. Le cime si caratterizzano per le torri e le guglie dolomitiche a strapiombo alternate a versanti erbosi, circhi glaciali e altopiani carsici, tra i quali i Piani Eterni nel gruppo del Cimonega sono tra i più spettacolari esempi di carso d'alta quota delle Dolomiti. Dal punto di vista geologico, il territorio è impostato prevalentemente su rocce sedimentarie carbonatiche del Mesozoico — dolomie triassiche e calcari giurassici e cretacici — con eccezioni significative nell'alta Valle del Mis e in Valle Imperina, dove la Linea della Valsugana — importante faglia che costituisce il confine geologico delle Dolomiti — porta in superficie rocce metamorfiche molto antiche. Le risorse idriche sono abbondanti: sorgenti, corsi d'acqua perenni e laghetti alpini si distribuiscono per tutto il territorio. I principali affluenti sono il Cordevole, il Mis, il Caorame, lo Stién, la Falcina, l'Ardo, la Vescovà e la Prampèra; nella Val Canzoi il bacino artificiale de La Stua costituisce il principale specchio d'acqua del parco. Le cascate della Soffia e i Cadini del Brenton nella Valle del Mis, e le forre del torrente Ardo sono tra gli ambienti fluviali più spettacolari.

La flora è una delle principali motivazioni scientifiche alla base dell'istituzione del parco: con oltre 1.500 specie vascolari, presenta una delle flore più ricche delle Dolomiti, con endemismi e rarità di eccezionale interesse biogeografico. La posizione geografica è determinante: il margine meridionale delle Dolomiti è rimasto in larga misura libero dai ghiacci durante le ultime glaciazioni del Quaternario, consentendo la sopravvivenza di specie relitte ed endemismi localizzati. La Campanula morettiana — endemica delle Dolomiti e simbolo del parco, con fioriture di colore violetto dopo metà luglio tra le rupi umide ad altitudine superiore ai 1.000–1.200m — è la specie più rappresentativa. Tra gli altri endemismi e rarità si segnalano la speronella alpina (Delphinium dubium), la cortusa di Mattioli (Primula matthioli), il tiarellino (Rhizobotrya alpina), il cocleario alpino (Cochlearia pyrenaica) e l'alisso dell'Obir (Alyssum ovirense). Quattro specie sono state descritte per la prima volta dalla scienza in questo territorio: Thlaspi minimum, Minuartia graminifolia, Rhizobotrya alpina e Alchemilla lasenii. La tradizione botanica del territorio è documentata già nel Codex Bellunensis, prezioso erbario figurato dei primi del 1400 conservato alla British Library di Londra, che illustra piante raccolte nelle montagne bellunesi; la stella alpina (Leontopodium nivale) vi appare in quella che è considerata la più antica raffigurazione conosciuta. I boschi variano dalla faggeta (Fagus sylvatica) tra i 600 e i 1.600m alle foreste di abete bianco (Abies alba) e abete rosso (Picea abies), con stazioni di bosco misto di abete bianco e latifoglie nobili nella Val del Grisol ritenute uniche in Europa.

La fauna è rappresentativa degli ambienti alpini d'alta quota. Gli ungulati contano oltre 3.000 camosci (Rupicapra rupicapra), più di 2.000 caprioli, una popolazione in crescita di cervi e diversi mufloni. Tra i carnivori si segnala il ritorno spontaneo recente della lince (Lynx lynx), dell'orso bruno (Ursus arctos) e dello sciacallo dorato (Canis aureus), oltre alla presenza stabile della volpe, della martora, della faina e dell'ermellino. L'avifauna conta 115 specie nidificanti, con la presenza di aquila reale (Aquila chrysaetos), gufo reale (Bubo bubo), civetta nana (Glaucidium passerinum) e capogrosso (Aegolius funereus), astore (Accipiter gentilis), gallo cedrone (Tetrao urogallus), fagiano di monte (Lyrurus tetrix), francolino di monte (Bonasa bonasia) — specie a rischio — e pernice bianca (Lagopus muta). Il picchio muraiolo (Tichodroma muraria) e il fringuello alpino (Montifringilla nivalis) frequentano le pareti rocciose. Tra i rettili si segnala la vipera dal corno (Vipera ammodytes); tra gli anfibi la salamandra nera alpina (Salamandra atra), il tritone alpino e l'ululone dal ventre giallo (Bombina variegata). La fauna invertebrata è ricca di endemismi, con almeno 100 specie di farfalle diurne e circa 50 specie di coleotteri carabidi.

Il parco è stato istituito su impulso di associazioni ambientaliste locali negli anni Ottanta, con l'istituzione formale nel 1990 tramite Decreto Ministeriale e l'attivazione dell'Ente Parco nel 1993. Il perimetro originario di 15.000 ha è stato ampliato a 31.512 ha con il D.P.R. del 9 gennaio 2008. Al momento dell'istituzione, 16.000 ettari del parco erano già costituiti in otto Riserve Naturali appartenenti alla rete delle riserve biogenetiche del Consiglio d'Europa. I siti di interesse storico includono la Certosa di Vedana nei pressi del Lago di Vedana (comune di Sospirolo), complesso monastico di grande pregio architettonico, e le Miniere di Valle Imperina — villaggio minerario con oltre cinque secoli di storia estrattiva di rame e pirite. La Piazza del Diavolo e la Gusèla del Vescovà sono formazioni rocciose emblematiche del parco, quest'ultima un obelisco calcareo visibile anche da Belluno. Lo scrittore e pittore bellunese Dino Buzzati, originario di Belluno e legato alle montagne del parco, le ha descritte in uno dei suoi scritti come "enigmatiche, intime, segrete […] commoventi per le storie che raccontano, per l'aria d'altri secoli, per la solitudine paragonabile a quella dei deserti".

La rete sentieristica del parco si sviluppa per centinaia di chilometri, con percorsi a piedi e in mountain bike attraverso le valli e i gruppi montuosi. Le principali aree escursionistiche sono gli alpeggi delle Vette Grandi e di Monsampiano, la Piazza del Diavolo, la Val Canzoi con il Lago della Stua, la Valle del Mis con i Cadini del Brenton e il Bus de le Nèole, la Val di Piero, la Val Vescovà, la Foresta di Cajada e la Val Prampèr.

Informazioni

Dati generali

Tipologia: Parco Nazionale; Patrimonio dell'UmanitĂ  UNESCO (dal 2009, come parte del sito seriale "Dolomiti")
Anno di istituzione: 1990 (D.M. 20 aprile 1990; G.U. n. 127 del 2 giugno 1990); ente parco: D.P.R. 12 luglio 1993; nuova perimetrazione: D.P.R. 9 gennaio 2008; Patrimonio UNESCO Dolomiti: 2009
Organismo di gestione: Ente Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi
Ente di riferimento: Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica
Superficie: 315,12 km²
Altitudine minima: 412m
Altitudine massima: 2.565m
Maggior elevazione: 2.565m – Schiara (Sospirolo / Belluno, BL)
Regione/i: Veneto
Provincia/e: Belluno
Comuni interessati: Belluno – Cesiomaggiore – Feltre – Gosaldo – La Valle Agordina – Longarone – Pedavena – Ponte nelle Alpi – Rivamonte Agordino – San Gregorio nelle Alpi – Santa Giustina – Sedico – Sospirolo – Sovramonte – Val di Zoldo
Sito web ufficiale: https://www.dolomitipark.it

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