giovedì, 24 aprile 2014
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www.inalto.org, via ferrata

Ferrata Roda di Vael e Ferrata Masare'

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Autore
Scheda
Segnavia: 

Viel de le Feide, 551, 545, 547

Data del rilievo: 
03/09/2013
Foto: 
Roda di Vael
Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
EEA
Tempo Complessivo: 
8h30'

Dall’autostrada del Brennero si esce a Egna-Ora e si prosegue per la val di Fiemme / val di Fassa.
Arrivati a Vigo si volta a sinistra verso il centro del paese e la strada per il Passo di Costalunga. La funivia Catinaccio e’ ben indicata e offre grande parcheggio.

Al Rif Negritella perndiamo il sentiero sulla destra che sale fino ad arrivare alla baita Pra Martin. Continuiamo a salire lasciando l'arrivo della seggiovia sulla destra e proseguiamo su comodo sentiero che ci permette di ammirare la bella vista sulla vallata sottostante e sul gruppo dei Monzoni.

Si arriva a un bivio non segnato sulle cartine piu' vecchie. Il bivio indica il Rif Roda di Vael sulla sinistra, il passo Vajolon a destra. In effetti i due sentieri si riunsicono piu' avanti, quindi si puo' indifferentemente prendere l'uno o l'altro.
Attenzione che se si prende il sentiero di destra, al bivio seguente bisogna ingorare sentiero sulla destra che porta ar Rif Gardeccia passando tra le Zigolade e le Pale Rabbiose.

Proseguiamo sul comodo sentiero verso il Rif Roda di Vael, ignoriamo il sentiero 541 ed arriviamo finalmente al bivio con il sentiero 551 dove voltiamo a destra e iniziamo a salire dapprima su sentiero ghiaioso, poi su grossi sassi.
A quota 2450m termina il primo tratto di salita.
Si deve proseguire ancora un po' su sentiero ora piu' in piano per arrivare ai 2560m del passo di Vajolon dove inizia la prima ferrata.
Questo passo e' alquanto battuto, in quoato qui arriva anche il sentiero che sale dal versante di Carezza.

La ferrata Roda di Vael e' semplice, mai esposto, su roccia sicura e (con roccia asciutta) il cavo e' li pu' per sicurezza psicologica che per vera necessita'.
Abbiamo visto gente percorrere questa ferrata sia in salita sia in discesa, senza alcun tipo di attrezzatura (arrampicata I grado).
Qualcuno addirittura in scarpe da ginnastica e con qualche birra in corpo!! (bevuta prima di affrotnare la ferrata...........). In compenso pero' c'era anche un signore che insegnava al figlio di 8 anni a salire "correttamente", trovando appigli nella roccia e non issandosi col cavo se non dove strettamente necessario Smiling
Il panorama dai 2806m della vetta e' spettacolare.
Ma la via e' ancora lunga; un panino veloce ed e' tempo di scendere utilizzando il cavomettallico e una scaletta.
Un cartello ci indica la via diretta per il Rif Roda di Vael, ma noi proseguiamo per la ferrata del Masare'.
Iniziamo subito con una paretina liscia attrezzata con cavo e qulche appoggio artificiale che permette di arrivare al Pian del Diavolo 2625m.
Si prosegue poi tra cenge, esposti traversi e passaggi piu' verticali su canalini stretti e si arriva alla stretta cresta. Foto di rito e si riprende a scendere (cavo).
Davanti a noi il torrione da risalire sfruttando la fessura sul suo lato destro. Per arrivarci si deve scnedere ancora un po' tra canalini e cenge per arrivare alla base del canale che si risale usando appoggi naturali e staffe di metallo. (Attenzione agli zaini ingombranti).
Scendiamo ancora in verticale. Ci aspettano ancora 3 salti rocciosi e siamo alla fine della ferrata. Di li si raggiunge il Rifugio in circa 30 minuti. Seguiamo le indicazioni per Vigo e rientriamo in paese su comodo sentiero 547 e qualche scorciatoia).

Tempo totale circa 8hr30 ore inclulse le soste

Nota.
Se si decide di percorrere solo la ferrata del Masare' salendo al rifugio Roda di Vael dalla seggiovia Paolina, , la via raccomandata e' comunque in senso antiorario ossia dal Rif Roda di Vael si seguono le chiare indicazioni che portano all'attacco della ferrata in circa 40 minuti.

La ferrata Roda di Vael e' semplice, la ferrada del Masare' e' moderatamente difficile con dei passaggi piu' impegnativi.
Sono presenti diversi tratti esposti, canalini e cenge attrezzate.
Da non sottovalutare l'impegno fisico se si percorrono entrambe le ferrate.
Partendo da Vigo si impiega all'incirca 2hr - 2hr15 per arrivare all'attacco della prima ferrata da Gardeccia e si ha poi un'altra ora e mezza / due ore per tornare in paese.

Ferrata del Sass Tavarac

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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Segnavia: 

rosso/bianco, giallo/rosso, rosso

Data del rilievo: 
17/08/2012
Foto: 
Panorama sulla Brianza dalla cima del Sasso
Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
EEA
Grado Alpinistico: 
V
Attrezzatura: 
set da ferrata, scarpette da arrampicata
Periodo Consigliato: 
tutto l'anno
Tempo Complessivo: 
2h30'

INTRODUZIONE
Breve ed intensa ferrata semisconosciuta localizzata a margine di una delle falesie poste a monte della città di Erba. Si sviluppa in tre segmenti - tutti piuttosto boscosi - caratterizzati da tre tipi di calcare diverso: da roccia compatta si passa ad una sorta di conglomerato ghiaioso e quindi ad una serie di stratificazioni. L'attrezzatura (cavo, catena e ancora cavo) è stata concepita per la sola sicurezza: infatti il percorso è da considerarsi didattico per l'arrampicata. Molto consigliato l'uso delle scarpette. Fare attenzione a non smuovere sassi, dal momento che il primo traverso del percorso è soprastante ad alcuni monotiri della palestra d'arrampicata.

DESCRIZIONE
Dal parcheggio si prosegue per la strada asfaltata diretta all'Eremo di San Salvatore fino ad un tornante il cui muro esterno è interrotto da un passaggio a gradini; una palina indica la direzione per la palestra di roccia lungo una larga mulattiera nel bosco. Radi bolli di vernice (fare molta attenzione !!), con vari cambiamenti di direzione, conducono ai piedi di una liscia parete di calcare grigio: ci si trova alla base della palestra di roccia del Sass Tavarac. Seguendo la roccia verso destra, oltre alcuni sterpi spinosi, si arriva all'ancoraggio del primo cavo: si risale una sorta di diedro-canale che riprende oltre un traverso esposto per raggiungere il termine del primo tratto di ferrata. Si percorre il breve sentierino che avvicina alla seconda sezione e, seguendo la catena, si supera una rampa agevole e ben gradinata (un po' troppo boscosa) fino alla sommità (roccia più solida di quanto appaia.). Di nuovo un tratto di sentiero che, traversando una rampetta franosa, conduce all'ultimo cavo: un accennato canale, da destra a sinistra, con buoni appigli (qualche sasso mobile) porta direttamente sulla sommità del Sass Tavarac.
Per la discesa (ignorando una catena che scende a destra in prossimità del termine della ferrata - percorso avventuroso) si segue un sentierino che percorre il margine del bosco fra rocce sparse in lieve salita fino a confluire in un'ampia mulattiera diretta alla capanna Mara. Si procede a sinistra in discesa molto comodamente, si affianca una parete di roccia (palestra del Sasso di San Salvatore) e si raggiunge una seconda area d'arrampicata: si tratta del famoso Sasso d'Erba, palestra storica dell'Alta Brianza; trascurato un bivio verso destra, si continua nella discesa fino alla radura dell'Eremo di San Salvatore. Qui inizia la strada carrozzabile che, seguita monotonamente, riporta al parcheggio. Attenzione a non imboccare un'apparente larga scorciatoia verso destra, che in realtà conduce in Val Bova.

Monte Generoso

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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Via: 
Ferrata "Angelino"
Segnavia: 

Rosso/bianco

Data del rilievo: 
16/08/2012
Tipologia Percorso: 
Parzialmente Circolare
Difficoltà: 
EEA
Attrezzatura: 
set da ferrata
Periodo Consigliato: 
aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre
Tempo Complessivo: 
4h00'
Dislivello: 
426 m

INTRODUZIONE
Un'ulteriore possibilità per raggiungere la cima - frequentatissima - del più famoso punto panoramico delle prealpi ticinesi. Si tratta di una brevissima ferrata tecnicamente facile che assume interesse per la varietà del paesaggio che attraversa: scorrendo precisamente sulla linea di confine fra Italia e Svizzera, domina sulla sinistra i vasti pascoli della Val d'Intelvi e sulla destra il precipizio a torri rocciose stratificate affacciato sul Lago di Lugano.

DESCRIZIONE
Attraversando sulla destra le poche case dell'Alpe di Orimento 1275m, si imbocca una larga traccia che si addentra nella valletta che ospita le sorgenti del fiume Breggia; raggiunto un ponte di legno (bivio con la via di ritorno) si prosegue per un sentierino nel bosco che, oltrepassate alcune radure, raggiunge la bolla (pozza-laghetto artifiale per l'abbeverata del bestiame) dell'Alpe Bol 1333m. Si prosegue sulla pista erbosa verso sinistra (ex-strada militare) fino alla sella del Barco dei Montoni 1363m, dove ci si addentra su di un largo sentiero nella Foresta Demaniale del Monte Generoso: divieto di uscire dal percorso battuto. In breve si sale ad un largo crinale con un muro a secco che delimita il confine fra la foresta e i pascoli della sottostante Alpe Pesciò; in semipiano si traversano le pendici della Cima della Piancaccia 1610m e si raggiunge la vicina Sella della Piancaccia 1599m (cippo di confine di stato); si scavalca la Q1645 e si arriva alla Sella Squadrina 1621m all'inizio del tratto attrezzato: ometto di pietre con crocifisso e altri simboli religiosi. Dal ripiano a pascolo si innalza bruscamente una verticale di roccia stratificata percorsa da una prima scaletta metallica; oltre un terrazzo roccioso si scende in una spaccatura dove si sale sulla seconda scaletta che porta a traversare - passaggio-chiave - ad una terza e ultima. Si prosegue sull'esposto crinale a saliscendi fino ad un muretto appigliato che conduce ai ruderi di una vecchia garitta; si scende facilmente ad un breve ponte che permette di superare un profondo canale e infine si risale su tracce di sentiero all'erbosa cima del Monte Baraghetto 1694m, al termine della ferrata. Un bel sentiero in discesa accompagna ad una selletta erbosa (cippo e confluenza di sentieri) dove parte il sentiero attrezzato (cavo corrimano) per la vetta del Monte Generoso 1701m: solo alcuni tornanti un poco ripidi e si giunge al turistico piazzale recintato culminante, che ospita alcune tavole di orientamento, panchine e un alto segnale trigonometrico. Si scende rapidamente verso est (linea di confine) lasciando a destra le attrezzature di vetta (azienda agricola, ristoranti, stazione ferroviaria e antenne radiotelevisive); all'altezza di una selletta con deposito di materiale ferroviario dismesso, si svolta a sinistra e, tramite il "sentiero basso" si tornano ad attraversare le pendici del Monte Generoso. Si tralascia il bivio segnalato per la Grotta dell'Orso e si continua in lieve discesa fino ad un successivo bivio, dove si prende a destra una scalinata che permette di raggiungere i ruderi dell'Alpe Pesciò di mezzo 1368 (bella nevera); la discesa prosegue fino al ponte di legno segnalato durante la salita e, da qui, lungo il percorso di andata fino ad Orimento.

Corno Rat

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sottotitolo: 
Ferrata 30° OSA
Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Segnavia: 

rosso/bianco

Data del rilievo: 
15/08/2012
Tipologia Percorso: 
Parzialmente Circolare
Difficoltà: 
EEA
Attrezzatura: 
set da ferrata
Periodo Consigliato: 
tutto l'anno
Tempo Complessivo: 
3h00'
Dislivello: 
615 m

INTRODUZIONE
Una delle prime e delle più difficili ferrate costruite nel lecchese all'inizio degli anni '80 (1981). Da subito molto popolare e, di conseguenza, attualmente con la roccia un po' unta (fare attenzione proprio ai primi passi).
Presenta un'attrezzatura mista con cavo di sicurezza e catena di progressione, e molto spesso l'aggiunta di appoggi artificiali (palette di metallo) nei punti verticali o lievemente strapiombanti. Si suddivide in tre salti di roccia, talora un po' boscosi, che superano dapprima il cosiddetto Sasso OSA (dal nome di una locale associazione sportiva) e quindi la parete vera e propria del Corno, terminando su di un'ultima cuspide rocciosa molto panoramica su Lecco, i suoi laghi e tutte le belle montagne circostanti.

DESCRIZIONE
Dalla località Belvedere 290m, seguendo le indicazioni per san Tomaso, si imbocca una ripidissima strada acciottolata che in breve si trasforma in pista forestale sterrata; passando accanto ad alcune aziende agricole, si continua la salita a tornanti nel bosco [notare alcuni esemplari delle tipiche "casote", costruzioni cupoliformi in pietra a secco destinate anticamente a ricovero di emergenza e deposito di attrezzi agricoli]. Giunti nei pressi di un guado con passerella pedonale, e precisamente alcune decine di metri prima, si sale un sentierino sulla destra seguendo l'indicazione per il "Crott da Funzi": è un tratto piuttosto ripido che, dopo aver affiancato il crott (riparo e stalla sotto un grottone riadattato), si porta a raggiungere un sentiero pianeggiante molto frequentato (proviene da san Tomaso e conduce a raggiungere i molti sentieri della zona del Monte Moregallo). Seguiamo verso destra e in pochi passi arriviamo ad una palina che indica la direzione per la ferrata; una breve salita dapprima nel bosco e poi attraverso una pietraia permettono di raggiungere un ripiano ai piedi delle rocce del Sasso OSA. Si inizia molto verticalmente la scalata salendo fra uno spigolino lievemente strapiombante e una spaccatura che verso l'alto si allarga in un canalino più gradinato (Sasso OSA, dislivello 30m e sviluppo 45m). Un sentiero di trasferimento nel bosco avvicina alla parete del Corno Rat: fare attenzione al bivio, seguendo il ramo sinistro (il destro, altrettanto frequentato, conduce al versante alpinistico della parete). Si comincia con un traverso gradinato a destra e si continua - sempre in esposizione - con tratti molto intensi intervallati da comodi pulpiti; da evidenziare un lungo tratto verticale con appoggi metallici e un traversino strapiombante molto estetico (dislivello 100m, sviluppo poco più). Con una blanda diminuzione delle difficoltà ma con analoghe caratteristiche di percorso si raggiunge un'apparete termine della salita; alcuni metri di sentiero roccioso nel bosco conducono alla liscia paretina finale (circa 15m) che termina in una cuspide molto appigliata alla fine degli ancoraggi. Pochi passi lungo un sentiero permettono di raggiungere la radura con ometto di vetta del Corno Rat 905m.
Per la discesa si prosegue sul sentiero scendendo subito a sinistra (molte e diverse direzioni di passaggio, ma tutte convergenti in un largo sentiero); si segue questa traccia che scende sul fondo di una valletta boscosa e molto sassosa fino a sbucare sui prati di San Tomaso. Verso sinistra si continua a scendere lungo una pista forestale e, raggiunto il guado, si ripercorre la via di andata.

Ferrata "Delio Ossola" al Monte San Salvatore

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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Data del rilievo: 
25/04/2012
Foto: 
Vetta del Monte San Salvatore da Melide
Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
EEA
Grado Alpinistico: 
VI-
Periodo Consigliato: 
tutto l'anno
Tempo Complessivo: 
3h00'
Dislivello: 
420 m

INTRODUZIONE
Itinerario attrezzato poco conosciuto, molto breve ma anche molto atletico. Risale zigzagando in verticale due speroni rocciosi separati da un breve sentierino di unione; l'attrezzatura è esemplare per costruzione, funzionalità e manutenzione: un unico grosso cavo di progressione e di sicurezza, molto teso e rassicurante accompagna dall'inizio alla fine della ferrata. Il percorso è sempre verticale ed esposto, spesso anche strapiombante, agevolato talora da staffe metalliche indispensabili. La roccia - dolomia pura - appare piuttosto fratturata, ma in fondo è più solida di quanto sembri; l'itinerario è fattibile anche - benchè richiedente maggior attenzione - dopo piogge recenti, risultando scarsamente scivoloso anche se sottoposto a stillicidio. Da evitare assolutamente la zona in caso di temporali: la frequenza di scariche elettriche a terra sul San Salvatore è molto maggiore della media svizzera. Per chi volesse salire la ferrata arrampicando senza gli aiuti artificiali, la difficoltà da considerare è almeno di 5b.
Dalla vetta si ammira il più celebrato panorama su tutto il Lago di Lugano e le valli che vi convergono; interessante anche la visita al Santuario e al piccolo museo annesso.

DESCRIZIONE
Dal piccolo parcheggio della funicolare 492m si sale a sinistra seguendo le precise indicazioni; al di là della ferrovia si percorre una larga mulattiera nel bosco fino ad un bivio segnalato: si prende a destra il sentiero per la ferrata. In ripida salita a stretti tornanti intagliati nel pendio si sale nella boscaglia fino al piede delle rocce dove inizia l'attrezzatura. Il primo traverso con un salto verticale di alcuni metri appare subito molto selettivo e rappresentativo dello "stile" del percorso; si prosegue in verticale alternando spostamenti a destra e a sinistra per usufruire dei varchi più accessibili fra gli strapiombi o le placche lisce. In breve si raggiunge il termine del primo tratto e un esposto sentierino porta alla base aggettante del secondo salto; subito si affronta il passaggio più spettacolare dell'intero percorso, un traverso strapiombante molto ascendente a sinistra sotto un tetto incombente. Si prosegue usufruendo spesso di staffe metalliche fino a un traverso orizzontale a sinistra (l'unico con cavo un po' lasco) che conclude la via ferrata. Un sentierino lungo una valletta boscosa riconduce alla mulattiera che avevamo abbandonato al bivio iniziale: si sale a destra verso la vetta (numerosi punti panoramici lungo il percorso, il migliore in cima al roccione detto "Sasso del Cucù"). In breve si raggiungono le costruzioni poste sulla vetta del Monte San Salvatore 912m: stazione della funicolare, ristorante, santuario (completissimo il panorama dalla terrazza sul tetto) e museo. Quest'ultimo presenta diverse piccole sale allestite nei locali dell'antico Ospizio della "Arciconfraternita della Buona Morte ed Orazione sotto il titolo di Santa Marta di Lugano": sono in mostra documenti, quadri, oggetti per il culto e costumi pertinenti alla confraternita; al piano superiore una collezione geologico/speleologica e materiale inerente il "Centro di ricerca sui fulmini" attivo sul San Salvatore dal 1943 al 1982.
Per il ritorno si percorre la via di salita fino al punto di innesto del sentierino in uscita dalla ferrata e poi si prosegue in regolare discesa - talora gradinata - lungo la cresta NNE del monte; oltrepassata la località Muretti 685m (tratto di mulattiera protetto e sostenuto da una imponente muratura a picco sul sottostante lago), alcuni zigzag riportano agevolmente al bivio iniziale e quindi al parcheggio.

Zucco Sileggio

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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Segnavia: 

15, 17, 16

Data del rilievo: 
07/01/2012
Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
EEA
Grado Alpinistico: 
II-
Periodo Consigliato: 
Tutto l'anno
Tempo Complessivo: 
5h00'
Dislivello: 
968 m

INTRODUZIONE
Con questa escursione si va a raggiungere mediante un sentiero attrezzato la vetta rocciosa che domina Mandello. Dalla croce di cima si ha naturalmente un vasto panorama su tutto il ramo lecchese del Lago di Como, ma, soprattutto, una prospettiva completa sui versanti occidentali di tutto il gruppo delle Grigne. Molto interessante - e anche molto trascurata dal grande passaggio - la via di discesa lungo una valletta secondaria in direzione di Olcio/Lierna. Il rientro a Somana avviene lungo uno dei sentieri pianeggianti facenti parte - a varie quote - del cosiddetto "Sentiero del Viandante".

DESCRIZIONE
Dal cimitero di Somana 405 m si sale in pochi metri ad una cappella votiva (segnale del Sentiero del Viandante) dove si volge a destra in direzione della frazione Sonvìco: superate le prime case, lungo uno stretto vicolo, fare attenzione a imboccare sulla sinistra la Via S.Maria (segnalazione a vernice alle spalle); si tratta di un acciottolato che rapidamente porta nei boschi sovrastanti le frazioni di Mandello. La regolare salita - affiancata da una semplice viacrucis e oltrepassata la cappella di S.Preda 605 m - in circa 30 minuti conduce alla dominante chiesa di Santa Maria 661 m: dopo pochi metri si arriva al bivio con il sentiero attrezzato per lo Zucco Sileggio cresta SO. Il sentiero parte subito molto ripido fra i cespugli e si porta in breve ad un piazzale di arrivo di una teleferica; da qui si segue la ripidissima costa sassosa che, oltrepassati due saltini rocciosi con catena, conduce ad un lungo tratto attrezzato: fra cenge, paretine e delicati canali smossi si raggiunge la sommità dello Zucco di Tura 1051 m. Si prosegue in lieve discesa fino ad una sorta di bocchetta alberata (sentiero con cavo che scende a destra verso le case di Era), da cui si risale ripidamente alla poco riconoscibile cima dello Zucco di Morterolo 1157 m. Da qui è già ben visibile la cuspide rocciosa terminale: per raggiungerla si percorre una sottile crestina rocciosa introdotta da una fessura-camino (II-°) di pochi metri. Il sentiero attrezzato prosegue con due lunghe scale metalliche molto verticali e alcune decine di metri di roccette con catena fino al ripido costone terminale culminante al piazzaletto con croce dello Zucco Sileggio 1373 m. [Per chi si trovasse alla base delle scalette senza kit da ferrata, è disponibile un sentiero che aggira da est il salto roccioso: un camminamento sotto una bancata di rocce strapiombanti e molto concrezionate accompagna fino ad un ripido pendio erboso che si risale a tornanti fin sulla costa terminale dello Zucco alla fine delle attrezzature.]
Dalla croce si percorre il filo di cresta e, trascurando la discesa a sinistra diretta a Somana, si affianca il Bivacco Mario Sforza scendendo poi ripidamente nella faggeta alla Bocchetta di Verdascia 1251 m (incrocio di sentieri: verso N al Monte Pilastro, verso E alle Case di Era, verso O a Olcio/Lierna). Scendiamo appunto a sinistra (O) una ripida valletta boscosa con una curiosa alberatura mista di faggi e tassi sempreverdi fino alla Fonte del Gess 602 m: nei pressi si incontrano le prime baite isolate e quindi una larga traccia pianeggiante (percorso alto del Sentiero del Viandante); all'altezza di una casa con pergola
si volge a sinistra e si inizia una lunga traversata a saliscendi fra boschi e prati con cascine sparse. Improvvisamente la traccia scende a gradini verso le costruzioni abbandonate di un vecchio allevamento di bestiame; se ne segue la strada afaltata di accesso e - in qualche centinaio di metri - si raggiunge il parcheggio presso il cimitero di Somana.

Canyon della Gallavesa

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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Segnavia: 

bolli rossi

Data del rilievo: 
27/04/2011
Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
EEA
Attrezzatura: 
set da ferrata
Periodo Consigliato: 
tutto l'anno
Tempo Complessivo: 
4h30'

INTRODUZIONE
Interessante itinerario di bassa quota che percorre il profondo solco del torrente Gallavesa ai piedi del Resegone, seguendo quanto rimane di un vecchio acquedotto idroelettrico dismesso. Il percorso è completamente attrezzato con cavo metallico nei lunghi tratti di esposizione in traverso, e con catene per facilitare le salite su terreno roccioso o fangoso. Al termine delle difficoltà si raggiunge il piccolo paese di Erve e da qui, per la discesa, è interessante e "culturale" tornare alla partenza attraverso un sentiero che conduce alla visita del Castello dell'Innominato e dell'Eremo di San Gerolamo.

DESCRIZIONE
Dal parcheggio si va ad attraversare Somasca lungo la Via San Gerolamo fino all'imbocco del viale alberato che conduce all'Eremo: sulla destra si prende la Via per Beseno e la si segue lungamente fino ad un bivio sterrato (indicazioni per la ferrata). La traccia di sinistra in breve diventa un sentierino in costa che, con ripetuti saliscendi, conduce verso il profondo della Valle Gallavesa: un minimo slargo alla base di un passo roccioso è il punto di inizio delle attrezzature. Da qui, in forte esposizione, si prosegue presso una conduttura di cemento fino al fondo della valle; le poche variazioni di pendenza sono assistite da tratti di catene di progressione. Poco dopo un'insenatura con pittoresca cascata, si guada il torrente e si prosegue in costa fino ai resti di una centralina: passaggio-chiave su appoggi artificiali nel vuoto sull'acqua. Da qui prevale lo spostamento verticale in un bosco roccioso che manmano si avvicina all'ultimo tratto, che si svolge lungo la ripida scalinata di servizio alla condotta metallica. Poche decine di metri a fianco del torrente con belle cascate, e si giunge alle prime case di Erve. Per il ritorno è molto consigliabile effettuare un giro che riporta a Somasca lungo le pendici del Monte Mudarga. Al primo ponte in paese - indicazioni - si volge a sinistra e, dapprima fra le case, si segue per circa mezz'ora una stradetta asfaltata che conduce alla frazione Saina; la strada si trasforma in pista sterrata e poi in sentiero fra i boschi raggiungendo il punto di massima quota presso la panoramica Croce di Vicerola. Da qui una regolare serie di tornanti sassosi scende in una valletta fino ad una moderna cappella degli Alpini: nei pressi si alza una collina con i resti di un castello (dalla tradizione attribuito al manzoniano Innominato). Dal versante a valle inizia un pittoresco percorso che, attraversando le strutture religioso-devozionali dell'Eremo di San Gerolamo, conduce piacevolmente a Somasca nei pressi del punto di partenza.

Monte Moregallo

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sottotitolo: 
per la via diretta
Autore
Autore: 
Ermanno Panara
Scheda
Via: 
Canalone Belasa
Segnavia: 

7 - bolli rossi

Data del rilievo: 
06/11/2010
Foto: 
Monte Moregallo ©2010 Ermanno Panara
Tipologia Percorso: 
Parzialmente Circolare
Difficoltà: 
EEA
Grado Alpinistico: 
III+
Periodo Consigliato: 
aprile, maggio, giugno, ottobre, novembre
Tempo Complessivo: 
5h00'
Dislivello: 
986 m
Distanza percorsa: 
8,00 km

Introduzione

Il Moregallo è una cima del Triangolo Lariano poco elevata ma interessante perché la sua posizione molto panoramica a picco sul lago e sulla pianura, nonché la sua conformazione calcarea offrono all’escursionista percorsi sempre impegnativi e di dislivello importante. La via per il Canalone Belasa, valutata come ferrata, è piuttosto un percorso alpinistico di bassa quota, molto impegnativo e con difficoltà di diverso genere: passi di arrampicata senza assicurazione, superamento di tratti franosi, salti attrezzati con catene ma solo nelle situazioni più impegnative. Per ultima, da non sottovalutare, la salita per un prato ripidissimo che in caso di umidità diventa scivoloso. L’attrezzatura da ferrata è perlopiù inutile, in quanto i salti attrezzati sono piuttosto brevi. Meglio eventualmente una corda per assicurare chi dovesse trovarsi in difficoltà. Da affrontare comunque con la dovuta esperienza ed allenamento.

Via Ferrata CAI Mandello

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Autore
Autore: 
Rita Tarussello
Scheda
Via: 
n. 26
Segnavia: 

26

Data del rilievo: 
03/07/2010
Foto: 
La Cresta Carbonari
Tipologia Percorso: 
Parzialmente Circolare
Difficoltà: 
EEA
Periodo Consigliato: 
Giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre
Tempo Complessivo: 
4h00'
Dislivello: 
691 m

Introduzione

L’itinerario percorre la cresta Nord-Ovest del Sasso Carbonari e termina alla Bocchetta del Releccio, 200 m sotto la vetta della Grigna Settentrionale. E’ parte integrante dell’Alta Via delle Grigne e l’attacco può essere raggiunto sia dal rifugio Bietti in circa 40’ (consigliabile), sia dal rifugio Elisa, passando per il Canalone della Val Cassina, in poco meno di 2 ore.
La ferrata non è tecnicamente impegnativa ma di grande soddisfazione in quanto si presenta molto varia ed articolata. Salti rocciosi si alternano a tratti di sentiero. Si cammina su sfasciumi, su prati e tra i mughi con diversi saliscendi lungo la cresta irregolare.

Ferrata Silvano De Franco

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sottotitolo: 
al Resegone
Autore
Autore: 
Ermanno Panara
Scheda
Data del rilievo: 
05/06/2010
Foto: 
In vista della cima
Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
EEA
Periodo Consigliato: 
aprile, maggio, giugno, settembre, ottobre
Tempo Complessivo: 
3h45'
Dislivello: 
570 m

La via ferrata Silvano De Franco è un breve ma interessante percorso sotto gli ultimi 150 metri prima dell’arrivo alla croce di vetta della Punta Cermenati, che rappresenta il punto più alto del monte Resegone.
A differenza di molte ferrate di medio impegno è attrezzata solamente con una catena e con un’unica staffa, posta sul passaggio più impegnativo.
Lo sviluppo è in gran parte verticale, ma la roccia è perfetta per una progressione in arrampicata, impegnativa ma mai troppo difficile.
Ciononostante merita molta concentrazione e impegno, sia per qualche passaggio un po’ faticoso, sia per non far inceppare i moschettoni tra gli spuntoni di roccia e rischiare poi di dover disarrampicare per liberarli.